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	<title>Be Commerciale &#124; Mercato italiano ed europeo, consumi e crisi economica &#187; pressione fiscale</title>
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	<description>Il blog sulla professione del commerciale con news sul mercato italiano ed europeo, dati, statistiche, consumi e crisi economica.</description>
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		<title>Fisco, commercialisti: pressione fiscale reale al 51,6. In Europa siamo primi, non quinti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 11:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Italia né quinta, né settima, ma sempre e invariabilmente prima o quanto meno sul podio, se si considera il dato della pressione fiscale riferito al PIL depurato dalla componente di economia che, per definizione, le tasse non le paga. E’ quanto sostiene l’ufficio studi del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, commentando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1849" src="http://becommerciale.it/files/2010/07/conti-pubblici-e1277980440682.jpg" alt="" width="550" height="366" /></p>
<p><em><strong>Italia né quinta, né settima, ma sempre e invariabilmente prima o quanto meno sul podio, se si considera il dato della pressione fiscale riferito al PIL depurato dalla componente di economia che, per definizione, le tasse non le paga. </strong></em></p>
<p>E’ quanto sostiene l’ufficio studi del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, commentando i dati diffusi oggi dall’ISTAT sui <strong>conti pubblici 2009</strong>, secondo i quali il nostro Paese si colloca al<strong> quinto posto</strong> nella classifica europea del carico fiscale, scalando due posizioni rispetto al <strong>2008</strong>. Secondo l’<strong>ISTAT</strong>, la pressione fiscale in Italia sarebbe stata nel 2009 del <strong>43,2%</strong>, in aumento quindi rispetto al<strong> 42,9%</strong> del 2008.</p>
<p><span id="more-1848"></span></p>
<p>In realtà, i <strong>commercialisti</strong> sottolineano come, se si considera la <strong>pressione fiscale </strong>sulla sola componente del <strong>PIL</strong> che le imposte le paga per davvero, ossia sulla componente depurata della quota stimata di economia sommersa, si vede chiaramente come la pressione fiscale “<strong>reale</strong>” in Italia sia assai superiore: <strong>51,6%</strong> nel 2009 rispetto al <strong>50,8%</strong> nel 2008. L’ufficio studi dei commercialisti, che monitora il dato della pressione fiscale “<strong>reale</strong>” dal 2000, rileva come quello del 2009 sia un record negativo assoluto.</p>
<p>La<strong> pressione fiscale “reale” </strong>era infatti al<strong> 51,0% </strong>del 2007; al <strong>50,0%</strong> nel 2006; <strong>48,7%</strong> nel 2005;<strong> 49,0%</strong> nel 2004; <strong>50,2% </strong>nel 2003;<strong> 49,8% </strong>nel 2002; <strong>51,1%</strong> nel 2001;<strong> 51,2% </strong>nel 2000. Anche depurando i dati del <strong>PIL</strong> degli altri Paesi della componente di sommerso stimata, le elaborazioni dei commercialisti dimostrano come per tutti gli anni di osservazione si arriva ad una situazione per la quale l’Italia si colloca al primo posto, o comunque entro i primi tre posti, della classifica europea dei Paesi con la maggiore pressione fiscale.</p>
<p><em>“Questo perché </em>– spiega <strong>Claudio Siciliotti</strong>, Presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili – <em>la componente di economia sommersa stimata in Italia è percentualmente più rilevante di quella di tutti gli altri Paesi europei, esclusa la sola Grecia. Ecco quindi che, nell’istante in cui si depura il dato di questo fattore, l’indice della pressione fiscale “reale” cresce significativamente di più di quello che accade con riferimento ad altri Paesi e ci troviamo quindi a scalare varie posizioni nella triste classifica dei Paesi con maggiore pressione fiscale effettiva, al di là del dato formale”.</em></p>
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		<title>Un 2009 da dimenticare per l&#8217;azienda Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istat certifica che nello scorso anno il Pil dell’Italia è crollato del 5%, il dato peggiore dal 1971. Il rapporto deficit/Pil si è attestato al 5,3%, mentre la pressione fiscale complessiva è pari al 43,2%. Nel 2009 il prodotto interno lordo dell’Italia è crollato del 5%, il dato peggiore dal 1971 (inizio della sede storica). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://becommerciale.it/files/2010/03/Pil-euro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1392" title="Pil euro" src="http://becommerciale.it/files/2010/03/Pil-euro.jpg" alt="" width="550" height="364" /></a></p>
<p><em><strong>L&#8217;Istat certifica che nello scorso anno il Pil dell’Italia è crollato del 5%, il dato peggiore dal 1971. Il rapporto deficit/Pil si è attestato al 5,3%, mentre la pressione fiscale complessiva è pari al 43,2%.</strong></em></p>
<p>Nel 2009 il prodotto interno lordo dell’Italia è <strong>crollato</strong> del <strong>5%</strong>, il dato peggiore dal 1971 (inizio della sede storica). Lo comunica l’<strong>Istat</strong> nei &#8216;<strong>Conti economici nazionali</strong>&#8216;. L’Istituto di statistica, inoltre, ha rivisto al ribasso il <strong>Pil del 2008</strong> che cala dell’<strong>1,3%</strong> rispetto al<strong> -1%</strong> precedentemente comunicato. Rivisto in peggio anche il dato del 2007: il <strong>Pil</strong> è cresciuto dell’1<strong>,5%</strong> rispetto al <strong>+1,6%</strong> precedentemente comunicato.</p>
<p><span id="more-1391"></span>Quanto al rapporto <strong>deficit/Pil </strong>si è attestato, nel 2009, al<strong> 5,3%</strong>, mentre il saldo primario si è portato a <strong>-0,6%</strong> del Pil, il dato peggiore dal <strong>1991</strong>. Il rapporto <strong>debito/Pil</strong>, sulla base delle cifre fornite da <strong>Bankitalia</strong>, è stato pari al <strong>115,8%</strong>.</p>
<p>La <strong>pressione fiscale</strong> complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) nel 2009 è risultata pari al <strong>43,2%</strong>, superiore di <strong>3 decimi di punto</strong> rispetto al valore del <strong>2008</strong> (42,9%).</p>
<p>[Fonte: <em>Confcommercio.it</em>]</p>
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		<title>Sangalli: &#8220;segnali deboli ma continui&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 10:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[detassazione]]></category>
		<category><![CDATA[ICC]]></category>
		<category><![CDATA[pressione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[redditi]]></category>
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		<category><![CDATA[tredicesime]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il presidente di Confcommercio sono due le priorità per sostenere la &#8220;ripresina&#8221; dei consumi: &#8220;riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro ed estensione degli incentivi anche ai settori in crisi, così come si è fatto per l’auto&#8221;. “Molto deboli ma continui i segnali di ripresa che fanno registrare per il terzo mese consecutivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone size-full wp-image-962" src="http://becommerciale.it/files/2009/10/Sangalli.jpg" alt="Sangalli" width="406" height="288" /></p>
<p style="text-align: justify">Per il presidente di Confcommercio sono due le priorità per sostenere la &#8220;ripresina&#8221; dei consumi: &#8220;riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro ed estensione degli incentivi anche ai settori in crisi, così come si è fatto per l’auto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-961"></span>“Molto deboli ma continui i segnali di ripresa che fanno registrare per il terzo mese consecutivo il segno più. Ma questi segnali hanno bisogno, ora più che mai, di essere sostenuti per uscire presto e bene da una crisi che ha causato la perdita di molti posti di lavoro e che, soprattutto nel commercio, si è fatta sentire mettendo in sofferenza tante piccole e medie imprese che hanno dovuto chiudere l’attività”.</p>
<p style="text-align: justify">Questo il commento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ai dati contenuti nell’ICC di agosto.</p>
<p style="text-align: justify">“Due – ha continuato Sangalli &#8211; sono le priorità per sostenere questi segnali: primo, una riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro, sia attraverso misure di detassazione dei premi e del salario di secondo livello, sia attraverso la detassazione delle tredicesime, seppur in forma parziale e selettiva; secondo, l’estensione degli incentivi anche ai settori in crisi, così come si è fatto per l’auto”.<br />
<em><br />
[Fonte: Confcommercio.it]</em></p>
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		<title>Via libera alla Finanziaria 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 09:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato e Consumi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio dei Ministri ha approvato la Finanziaria 2010. Ok del Consiglio dei Ministri al documento di soli tre articoli. Le eventuali maggiori disponibilità di finanza pubblica saranno usate per &#8220;fronteggiare la diminuzione della domanda interna&#8221; tramite la &#8220;riduzione della pressione fiscale. La manovra destina 3,4 miliardi, spalmati nel triennio 2010-2012, al rinnovo dei contratti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone size-full wp-image-924" src="http://becommerciale.it/files/2009/09/Palazzo-Chigi.jpg" alt="Palazzo Chigi" width="406" height="305" /></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Il Consiglio dei Ministri ha approvato la Finanziaria 2010.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify">Ok del Consiglio dei Ministri al documento di soli tre articoli. Le eventuali maggiori disponibilità di finanza pubblica saranno usate per &#8220;fronteggiare la diminuzione della domanda interna&#8221; tramite la &#8220;riduzione della pressione fiscale.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-923"></span>La manovra destina 3,4 miliardi, spalmati nel triennio 2010-2012, al rinnovo dei contratti del pubblico impiego: 693 milioni nel 2010, 1,087 miliardi nel 2011 e 1,680 miliardi nel 2012.</p>
<p style="text-align: justify">Il documento, tre articoli in tutto più le tabelle, stabilisce che “le maggiori disponibilità di finanza pubblica che si realizzassero nell’anno 2010 rispetto alle previsioni del Dpef 2010-2013, al fine di fronteggiare la diminuzione della domanda interna, sono destinate alla riduzione della pressione fiscale nei confronti delle famiglie con figli e dei percettori di reddito medio-basso, con priorità per i lavoratori dipendenti e i pensionati”.</p>
<p style="text-align: justify">Nella conferenza stampa che ha fatto seguito alla riunione  il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha sottolineato che “la Finanziaria non sarà più quell’assalto alla diligenza che ha fatto in passato moltiplicare per otto il debito pubblico”. “L’anno scorso &#8211; ha proseguito &#8211; abbiamo operato un cambiamento epocale nella presentazione della legge Finanziaria e questa volta abbiamo presentato una Finanziaria di tre articoli, che non ha modificato niente per il 2010 e 2011 e che ha aggiunto per il 2012”.</p>
<p style="text-align: justify">Per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la manovra approvata “è la prima forma di applicazione della riforma di bilancio”. Per il 2010 e il 2011, ha aggiunto, “non ci sono modifiche” rispetto alla manovra triennale approvata lo scorso anno, mentre “ci sono delle aggiunte per il 2012”.</p>
<p style="text-align: justify">“Università e ricerca, cinque per mille, alcune voci sul lavoro, altre voci di rilievo sociale, spese che consideriamo ineludibili” saranno finanziate con il fondo presso Palazzo Chigi alimentato dalle maggiori entrate derivanti dallo scudo fiscale, “cifrato un euro simbolico”. “Non sappiamo ancora – ha concluso Tremonti &#8211; quanto ci sarà nel fondo, quindi non c’è un elenco preciso delle spese”.</p>
<p style="text-align: justify"><em>[Fonte: Confcommercio.it]</em></p>
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