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	<description>Solo un altro blog Edizioni BE</description>
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		<title>Istat, Pil in aumento del 1,1%, record dal 2007</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 11:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo i dati stimati dall&#8217;Istat, riparte il Pil nel secondo trimestre del 2010 Nel secondo trimestre del 2010 il prodotto interno lordo (PIL), è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% rispetto al secondo trimestre del 2009. L’aumento congiunturale del PIL è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1969" src="http://becommerciale.it/files/2010/08/Pil-e1281443440493.jpg" alt="" width="550" height="361" /></p>
<p><em><strong>Secondo i dati stimati dall&#8217;Istat, riparte il Pil nel secondo trimestre del 2010</strong></em></p>
<p>Nel <strong>secondo trimestre del 2010</strong> il prodotto interno lordo (PIL), è aumentato dello<strong> 0,4% </strong>rispetto al trimestre precedente e dell’<strong>1,1%</strong> rispetto al secondo trimestre del <strong>2009</strong>.</p>
<p><span id="more-1968"></span></p>
<p>L’<strong>aumento congiunturale</strong> del PIL è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’i<strong>ndustria e dei servizi </strong>e di una diminuzione del valore aggiunto dell’<strong>agricoltura</strong>.</p>
<p>Il secondo trimestre del 2010 ha avuto una giornata lavorativa in più sia rispetto al trimestre precedente sia rispetto al secondo trimestre 2009. La <strong>crescita</strong> acquisita per il 2010 è pari a<strong> 0,8%</strong>.</p>
<p>Nel secondo trimestre il <strong>PIL</strong> è aumentato in termini congiunturali dell’<strong>1,1%</strong> nel <strong>Regno Unito</strong> e dello<strong> 0,6%</strong> negli<strong> Stati Uniti</strong>. In termini tendenziali, il <strong>PIL</strong> è aumentato del <strong>3,2%</strong> negli <strong>Stati Uniti</strong> e dell’<strong>1,6%</strong> nel <strong>Regno Unito.</strong></p>
<p><strong>Confcommercio</strong>, commenta così questo significativo aumento:<span style="color: #888888"><em> &#8220;Dato positivo che, però, non sembra preludere ad una ripresa forte: questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati resi noti oggi dall’Istat. Senza un consolidarsi della ripresa dei consumi, infatti, è difficile prevedere ulteriori accelerazioni e incrementi del Pil. Con questi ritmi di crescita, dunque, la ripresa appare ancora lenta a meno che non si avvii una stagione di riforme, prima fra tutte quella fiscale&#8221;.</em></span></p>
<p><span style="color: #888888"><span style="color: #000000">Fonte immagine: <em>Confcommercio.it</em></span><em><br />
</em></span></p>


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		<title>Consumi, Confcommercio: Sud in calo, crisi anche al Nord</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 09:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo il rapporto dell&#8217;Uffcio Studi Concommercio sui consumi delle famiglie nelle Regioni cala il &#8220;peso&#8221; del Sud, ma il biennio di crisi si fa sentire anche al Nord. Nel lungo periodo, è in continuo ridimensionamento la quota di consumi nel Mezzogiorno rispetto al totale nazionale, con una percentuale che passa dal 28,6% del 1995 al [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1965" src="http://becommerciale.it/files/2010/08/Supermercato-e1281439635828.jpg" alt="" width="550" height="365" /></p>
<p><em><strong>Secondo il rapporto dell&#8217;Uffcio Studi Concommercio sui consumi delle famiglie nelle Regioni cala il &#8220;peso&#8221; del Sud, ma il biennio di crisi si fa sentire anche al Nord. </strong></em></p>
<p>Nel lungo periodo, è in continuo ridimensionamento la quota di consumi nel <strong>Mezzogiorno</strong> rispetto al totale nazionale, con una percentuale che passa dal <strong>28,6%</strong> del 1995 al <strong>27,3% </strong>del 2007, al<strong> 26,8%</strong> nelle previsioni al 2011; nello stesso periodo, l’incidenza della spesa delle famiglie italiane al <strong>Nord</strong> risulta, al contrario, in costante crescita sia per l’area <strong>Nord-Ovest</strong> (che passa dal 29,6% del 1995 al 30,1% nelle previsioni al 2011), che per il Nord-Est (dal 21,2% al 22,3%).</p>
<p><span id="more-1964"></span></p>
<p>Stabile il trend dei consumi nelle regioni centrali, ma negli anni della crisi &#8211; il <strong>biennio 2008-2009</strong> &#8211; il calo della spesa ha colpito, in particolare, anche il <strong>Nord-Oves</strong>t con in testa il <strong>Piemonte</strong> che ha registrato un calo di oltre il<strong> 5%</strong>; nel periodo <strong>1996-2007</strong> <strong>Valle d’Aosta</strong>, <strong>Lazio</strong> e <strong>Veneto</strong> sono le regioni con le migliori performance (tutte con una variazione media annua dei consumi prossima al 2%), mentre <strong>Puglia</strong>, <strong>Abruzzo</strong>, <strong>Liguria</strong> e <strong>Calabria</strong> sono quelle con le minori dinamiche (tutte con una variazione inferiore ad un punto percentuale).</p>
<p>A livello generale, l’attuale fase di ripresa continua ad essere caratterizzata da una significativa <strong>debolezza della domanda</strong> delle famiglie, con una particolare accentuazione nelle Regioni del meridione e le<strong> previsioni dei consumi per il 2010 </strong>sull’intero territorio sono pari a +<strong>0,4%</strong>, mentre per il 2011 è previsto un leggero miglioramento (+1%).</p>
<p>Questi i principali risultati che emergono dal Rapporto dell<strong>’Ufficio Studi di Confcommercio-Imprese per l’Italia </strong><em>“Aggiornamento delle analisi e delle previsioni dei consumi delle famiglie nelle Regioni italiane”.</em></p>
<p>La<strong> tendenza alla riduzione della spesa</strong>, insomma, ha colpito in misura più intensa il <strong>Nord-Ovest</strong> ed il <strong>Sud</strong>. Le Regioni settentrionali hanno risposto alla <strong>crisi</strong> in modo disomogeneo, con una riduzione molto marcata in <strong>Piemonte</strong>, a cui si è contrapposta una tendenza al ridimensionamento abbastanza contenuta in <strong>Liguria</strong> e in <strong>Emilia Romagna.</strong> Le Regioni del <strong>Centro</strong>, dopo aver mostrato una stabilità dei consumi nel corso del <strong>2008</strong>, hanno subito nel <strong>2009</strong> una marcata contrazione della spesa, soprattutto in <strong>Toscana</strong> e in <strong>Umbria</strong>.</p>
<p>Nel <strong>Mezzogiorno</strong> la<strong> dinamica recessiva dei consumi</strong>, che aveva già assunto toni abbastanza marcati nel <strong>2008</strong>, si è accentuata nel <strong>2009</strong> segnalando situazioni di profondo disagio delle famiglie, in particolare in <strong>Sicilia</strong>, <strong>Campania</strong> e <strong>Molise</strong>.</p>
<p>Fonte immagine: Confcommercio.it</p>


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		<title>Industria: istat, prezzi alla produzione in aumento +0,2% ,+3,4% su anno</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 09:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo l&#8217;Istat, a giugno 2010 sono aumentati i prezzi alla produzione dei prodotti industriale Nel mese di giugno 2010, sulla base degli elementi finora disponibili, l’indice totale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali con base 2005=100 è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente e del 3,4% rispetto a giugno 2009. Nel confronto tra [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1972" src="http://becommerciale.it/files/2010/08/produzione-industriale.jpg" alt="" width="550" height="365" /></p>
<p><em><strong>Secondo l&#8217;Istat, a giugno 2010 sono aumentati i prezzi alla produzione dei prodotti industriale</strong></em></p>
<p>Nel mese di <strong>giugno 2010</strong>, sulla base degli elementi finora disponibili, l’indice totale dei <strong>prezzi alla produzione dei prodotti industriali </strong>con base 2005=100 è aumentato dello <strong>0,2% </strong>rispetto al<strong> mese precedente</strong> e del <strong>3,4%</strong> rispetto a <strong>giugno 2009</strong>.</p>
<p><span id="more-1971"></span></p>
<p>Nel <strong>confronto</strong> tra la <strong>media</strong> degli ultimi<strong> tre mesi (</strong>periodo aprile-giugno) e quella dei tre mesi precedenti l’indice è aumentato dell’<strong>1,9%</strong>.</p>
<p>L’indice relativo ai prezzi dei prodotti venduti sul <strong>mercato interno</strong> ha registrato un <strong>incremento congiunturale </strong>dello<strong> 0,2% </strong>e un<strong> aumento tendenziale</strong> del<strong> 3,5%</strong>. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice è cresciuto de<strong>l 2,0%</strong> rispetto alla media dei tre mesi precedenti.</p>
<p>Per i beni venduti sul<strong> mercato estero </strong>l’indice ha segnato un aumento dello<strong> 0,3% </strong>in termini <strong>congiunturali</strong> e del<strong> 3,1%</strong> in termini <strong>tendenziali</strong>. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice è cresciuto dell’<strong>1,9%</strong> rispetto ai tre mesi precedenti.</p>
<p>Fonte immagine: Indiceistat.it</p>


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		<title>Censis-Confcommercio: &#8220;la politica in stallo rischia di frenare la ripresa&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 15:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ceto politico litigioso indicato come il principale problema del Paese, prima di disoccupazione e tasse. Ora si guardi allo sviluppo: il Paese è «vitale e con grandi risorse» Una classe politica litigiosa è il principale problema che pesa al momento sull’Italia. È quanto evidenzia una indagine Censis-Confcommercio, da cui emerge che la maggioranza degli italiani [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1997" src="http://bepiccoloimprenditore.it/files/2010/08/Palazzo-Madama-e1280754332570.jpg" alt="" width="550" height="366" /></p>
<p><em><strong><a title="BEpiccoloimprenditore" href="http://bepiccoloimprenditore.it/1996/censis-confcommercio-la-politica-in-stallo-rischia-di-frenare-la-ripresa/" target="_blank">Ceto politico litigioso indicato come il principale problema del Paese, prima di disoccupazione e tasse.</a> Ora si guardi allo sviluppo: il Paese è «vitale e con grandi risorse»</strong></em></p>
<p>Una<strong> classe politica litigiosa</strong> è il principale problema che pesa al momento sull’<strong>Italia</strong>. È quanto evidenzia una indagine <strong>Censis-Confcommercio</strong>, da cui emerge che la maggioranza degli italiani (il 34,4%) indica proprio questo come il difetto peggiore della situazione attuale del Paese. Prima ancora della elevata disoccupazione, indicata dal <strong>29,6% </strong>del campione, e della corruzione, indicata da<strong>l 26,2%</strong>.</p>
<p><span id="more-1962"></span></p>
<p>Nella graduatoria dei problemi secondo la percezione degli italiani, seguono l’<strong>eccessiva</strong> <strong>presenza</strong> <strong>di immigrati</strong> (17,7%), le<strong> scarse tutele per i giovani </strong>(17,4%), la presenza d<strong>i troppi evasori fiscali</strong> (16,9%), le<strong> tasse troppo alte</strong> (16,8%), le forti <strong>disparità</strong> tra ricchi e poveri (12,2%), scuola e università mal funzionanti (7,1%).</p>
<p>Le <strong>critiche</strong> al ceto politico sono espresse dagli italiani in modo trasversale, a prescindere dalle diverse caratteristiche socio-demografiche. Rispetto alla media nazionale, la <strong>disoccupazione</strong> è un problema preoccupante soprattutto al <strong>Sud</strong> (il dato sale al 35%) e tra le persone con redditi familiari bassi (37,7%). La <strong>corruzione</strong> risulta odiosa soprattutto ai giovani di 18-34 anni (il dato sale al 31,1%). La presenza di <strong>immigrati</strong> è ritenuta eccessiva soprattutto dagli anziani di 65 anni e oltre (20,5%) e dai residenti del<strong> Nord-Est</strong> (19,5%). La eccessiva pressione fiscale è avvertita soprattutto tra le famiglie con<strong> livello economico più basso </strong>(il 19,5% a fronte del 13,7% di quelle con alti redditi).</p>
<p>Anche guardando al futuro, emerge la <strong>disillusione</strong> degli italiani nei confronti delle <strong>leadership</strong>. Come vedono l’Italia del prossimo futuro? Saremo un Paese con una classe dirigente mediocre, afferma il <strong>38,4% </strong>del campione. Per il <strong>34,6%</strong> sarà una Italia segnata dalla<strong> crisi sociale</strong> (a sostenerlo sono soprattutto le persone appartenenti a famiglie con redditi bassi: 42,8%), o comunque con troppe differenze sociali (26,9%). Minoritarie, ma significative, le <strong>quote</strong> di italiani più fiduciosi. Per il <strong>16,9%</strong> l’Italia sarà un Paese in cui si vivrà ancora bene, nonostante le difficoltà attuali. Per il <strong>12,9% </strong>saremo un Paese vitale e con grandi risorse, nonostante tutto. Per il <strong>12,3%</strong> un Paese in cui la solidarietà tra le persone sarà ancora forte. Ma solo il<strong> 4% </strong>del campione sostiene che l’Italia del prossimo futuro potrà contare su una classe dirigente e politica affidabile.</p>
<p>I giudizi più severi sulle <strong>élite</strong> del Paese provengono dai <strong>giovani</strong> (per il 41% dei quali la classe dirigente continuerà ad essere mediocre anche nel prossimo futuro), così come dai residenti delle grandi città (quelle con più di 150mila abitanti: 47,3%) e dalle persone con<strong> </strong>livello economico familiare elevato (42,2%).</p>


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		<title>Istat: luglio bollente per l&#8217;inflazione +1,7%</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 11:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A luglio l&#8217;inflazione in Italia è cresciuta dell&#8217;1,7% su base annua. Secondo gli ultimi dati Istat, l&#8217;inflazione a luglio in Italia è cresciuta dell&#8217;1,7% su base annua, rispetto al 1,3% registrato a giugno. Nella stime preliminare, l&#8217;Istat rileva che i prezzi su base mensile sono aumentati dello 0,4% rispetto al mese di giugno e di [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1958" src="http://becommerciale.it/files/2010/07/inlazione.jpg" alt="" width="500" height="349" /></p>
<p><em><strong>A luglio l&#8217;inflazione in Italia è cresciuta dell&#8217;1,7% su base annua.</strong></em></p>
<p>Secondo gli ultimi dati Istat, l&#8217;<strong>inflazione</strong> a <strong>luglio</strong> in Italia è cresciuta dell&#8217;<strong>1,7%</strong> su base annua, rispetto al <strong>1,3% </strong>registrato a giugno. Nella stime preliminare, l&#8217;<strong>Istat</strong> rileva che i prezzi su base mensile sono aumentati dello<strong> 0,4%</strong> rispetto al mese di <strong>giugno</strong> e di più <strong>1,7%</strong> rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.</p>
<p><span id="more-1957"></span></p>
<p>In base alla <strong>stima provvisoria</strong>, l<strong>’indice armonizzato</strong> dei prezzi al consumo registra nel mese di luglio una variazione di<strong> meno 0,9%</strong> rispetto al mese precedente e una<strong> variazione di più 1,8%</strong> rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.</p>
<p>Sulla base dei dati finora pervenuti gli aumenti congiunturali più significativi dell’indice per l’intera collettività si sono verificati per i capitoli <strong>Trasporti</strong> (più 1,2%), <strong>Abitazione</strong>, acqua, energia elettrica e combustibili (più 0,8%) e <strong>Servizi</strong> <strong>ricettivi</strong> e di ristorazione (più 0,5%).</p>
<p>Variazioni nulle si sono registrate nei capitoli <strong>Abbigliamento</strong> e calzature, <strong>Servizi sanitari </strong>e spese per la salute e <strong>Istruzione</strong>. Variazioni congiunturali negative si sono verificate nei capitoli Prodotti alimentari e bevande analcoliche e Comunicazioni (meno 0,1% per entrambi).</p>
<p>Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli <strong>Trasporti</strong> (più 4,6%),<strong> Altri beni e servizi</strong> (più 3,4%) e <strong>Istruzione</strong> (più 2,5%). Variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli <strong>Comunicazioni</strong> (meno 1,3%) e <strong>Prodotti alimentari </strong>e bevande analcoliche (meno 0,1%).</p>
<p>Fonte immagine: <em>Panorama.it</em></p>


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		<title>Istat, occupazione: a maggio -1,8% nelle grandi imprese</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 14:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[calo]]></category>
		<category><![CDATA[grandi imprese]]></category>
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		<category><![CDATA[occupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;occupazione nelle grandi imprese a maggio in calo dell&#8217;1,8% Nel mese di maggio 2010, l’indice dell’occupazione nelle grandi imprese comprese nel campo di osservazione dell’indagine, depurato dagli effetti della stagionalità, ha registrato una variazione congiunturale di meno 0,1% al lordo della c.i.g. e una variazione nulla al netto dei dipendenti in c.i.g. Nel confronto tra [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1991" src="http://bepiccoloimprenditore.it/files/2010/07/fabbrica1.jpg" alt="" width="489" height="306" /></p>
<p><em><strong><a title="Bepiccoloimprenditore" href="http://bepiccoloimprenditore.it/1990/occupazione-18-nelle-grandi-imprese/" target="_blank">L&#8217;occupazione nelle grandi imprese a maggio in calo dell&#8217;1,8%</a><br />
</strong></em><br />
Nel mese di<strong> maggio 2010</strong>, l’indice dell’occupazione nelle grandi imprese comprese nel campo di osservazione dell’indagine, depurato dagli effetti della stagionalità, ha registrato una variazione congiunturale di<strong> meno 0,1%</strong> al lordo della c.i.g. e una variazione nulla al netto dei dipendenti in c.i.g.</p>
<p><span id="more-1955"></span></p>
<p>Nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi e quella dei tre mesi precedenti (dicembre 2009-febbraio 2010) si è registrato un <strong>calo dello 0,3%</strong> al lordo della c.i.g. e una variazione nulla al netto della c.i.g.</p>
<p>In termini tendenziali sono state registrate <strong>variazioni negative dell’1,8% </strong>al lordo della c.i.g. e dello <strong>0,5% </strong>al netto della c.i.g. Complessivamente, nei primi cinque mesi del 2010 la variazione media dell’occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2009, è stata di <strong>meno 1,9% a</strong>l lordo della c.i.g. e di<strong> meno 1,2%</strong> al netto della c.i.g.</p>
<p>Nel mese di <strong>maggio 2010</strong> l’indice dell’<strong>occupazione</strong> alle dipendenze nelle grandi imprese dell’industria ha registrato, al netto della stagionalità, una variazione, rispetto al mese precedente, di meno<strong> 0,1% </strong>al lordo della c.i.g. e di più <strong>0,5% </strong>al netto della c.i.g. La variazione, nella media degli ultimi tre mesi rispetto ai tre precedenti, è stata di meno <strong>0,6%</strong> al lordo della c.i.g. e di <strong>meno 0,1%</strong> al netto della c.i.g.</p>
<p>L’occupazione nelle grandi imprese dell’industria ha segnato, in termini tendenziali, una diminuzione del<strong> 2,6%</strong> al lordo dei dipendenti in c.i.g. e un aumento dell’<strong>1,1%</strong> al netto dei dipendenti in c.i.g. Complessivamente, nei primi cinque mesi del 2010 la variazione dell’occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2009, è stata di <strong>meno 2,8%</strong> al lordo della c.i.g. e di <strong>meno 0,8%</strong> al netto della c.i.g.</p>
<p>A<strong> maggio 2010 il</strong> ricorso alle ore di lavoro straordinario, nella media delle grandi imprese comprese nel campo di osservazione dell’indagine, è stato pari al <strong>4,6%</strong> delle ore ordinarie; l’incidenza è stata del 4,0% nelle grandi imprese dell’industria e del<strong> 5,0%</strong> in quelle dei servizi. La retribuzione lorda per ora lavorata nel totale delle grandi imprese ha presentato a maggio un aumento (al netto della stagionalità) dello <strong>0,7% </strong>rispetto al mese precedente e un calo dell<strong>’1,6%</strong> nella media degli ultimi tre mesi rispetto ai tre mesi precedenti. La variazione tendenziale, misurata sull’indice grezzo, è di meno <strong>0,9%. </strong>Nella media dei primi cinque mesi la retribuzione lorda per ora lavorata ha registrato un incremento dell’1<strong>,9% </strong>rispetto allo stesso periodo del <strong>2009</strong>.</p>


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		<title>Agricoltura, Istat: crollano del 6,2% i prezzi dei prodotti agricoli</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 11:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato e Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
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		<description><![CDATA[I prezzi crollano del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente e calano dell&#8217;1,5% rispetto al trimestre precedente Nel primo trimestre del 2010 secondo il rapporto dell&#8217;Istat l&#8217;indice dei prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori, è risultato pari a 121,6, registrando un incremento dell’1,8% rispetto al trimestre precedente e dell’1,2% rispetto al primo trimestre del [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1952" src="http://becommerciale.it/files/2010/07/3181vegetables.jpg" alt="" width="550" height="366" /></p>
<p><em><strong>I prezzi crollano del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente e calano dell&#8217;1,5% rispetto al trimestre precedente<br />
</strong></em><br />
Nel <strong>primo trimestre del 2010</strong> secondo il rapporto dell&#8217;<strong>Istat</strong> l&#8217;indice dei prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori, è risultato pari <strong>a 121,6</strong>, registrando un <strong>incremento</strong> dell’<strong>1,8%</strong> rispetto al trimestre precedente e dell<strong>’1,2%</strong> rispetto al primo <strong>trimestre del 2009</strong>.</p>
<p><span id="more-1951"></span></p>
<p>Gli indici mensili hanno segnato <strong>variazioni congiunturali positive</strong> in tutti i mesi del trimestre, confermando le spinte alla<strong> crescita dei prezzi </strong>manifestatesi nella parte finale dello scorso anno. Nello stesso periodo l’indice dei prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori è risultato pari a<strong> 107,1 </strong>segnando<strong> diminuzioni dell’1,5%</strong> rispetto al trimestre precedente e del<strong> 6,2%</strong> rispetto allo stesso<strong> trimestre del 2009</strong>. L’analisi della variazione congiunturale degli indici mensili segnala tendenze alla crescita mensile sia a <strong>febbraio</strong> sia a <strong>marzo</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda i prodotti venduti dagli agricoltori, l’indice dei prezzi dei Prodotti vegetali ha registrato, su base tendenziale, una<strong> variazione negativa</strong> del <strong>7,3%;</strong> al netto di <strong>Frutta</strong> e <strong>Ortaggi</strong> l’indice ha segnato una diminuzione molto più contenuta (meno 2,1%). Le diminuzioni maggiori sono state registrate per <strong>Ortaggi</strong> e piante (meno 14,4%), <strong>Cereali</strong> (meno 10,5%), <strong>Vino</strong> (meno 8,8%) e <strong>Frutta</strong> (meno 8,2%).</p>
<p>Un <strong>aumento</strong> significativo su base <strong>tendenziale</strong> è stato invece riscontrato per le <strong>Foraggere</strong> (più 22,5%). I prezzi di <strong>Animali</strong> e prodotti da animali segnano, rispetto al primo trimestre del 2009, una diminuzione del <strong>4,7%</strong>, per effetto della diminuzione registrata sia per gli <strong>Animali</strong> (meno 5,8) e sia per i <strong>Prodotti da animali</strong> (meno 2,6).</p>


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		<title>Confindustria, brevetto Ue: sostegno alla linea del Governo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 13:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Ronchi]]></category>
		<category><![CDATA[brevetto europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[No alla discriminazione della lingua italiana Confindustria esprime il suo più profondo disappunto per il modo in cui la Commissione europea sta affrontando la questione sul regime linguistico del futuro brevetto comunitario. Confindustria sostiene la posizione del Governo italiano espressa dal ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, e auspica che si possa giungere il [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1949" src="http://becommerciale.it/files/2010/07/brevetto-europeo.jpg" alt="" width="549" height="390" /></p>
<p><em><strong>No alla discriminazione della lingua italiana<br />
</strong></em><br />
<strong>Confindustria</strong> esprime il suo più profondo disappunto per il modo in cui la <strong>Commissione europea</strong> sta affrontando la questione sul regime linguistico del futuro brevetto comunitario.</p>
<p><span id="more-1948"></span></p>
<p><strong>Confindustria</strong> sostiene la posizione del <strong>Governo</strong> italiano espressa dal ministro per le Politiche europee, <strong>Andrea Ronchi</strong>, e auspica che si possa giungere il prima possibile a una soluzione che non discrimini la lingua italiana.</p>
<p>Insieme alla maggior parte dell’industria europea, <strong>Confindustria</strong> sostiene che la soluzione più vantaggiosa sia rappresentata dall’<strong>inglese</strong> come unica lingua per i<strong>l futuro brevetto</strong>. Tale scelta, oltre ad essere la meno discriminatoria, comporterebbe la massima riduzione dei costi in termini complessivi. In alternativa, sarebbe opportuno seguire il modello, già esistente, delle <strong>cinque lingue </strong>(inglese, francese, tedesco, spagnolo e italiano).</p>
<p>Da sempre favorevole all’introduzione di un <strong>sistema unico di brevetti,</strong> Confindustria evidenzia la necessità di giungere nel minor tempo possibile a una soluzione ottimale che possa garantire l’introduzione del sistema brevettuale senza indebite discriminazioni della lingua italiana.</p>


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		<title>Confcommercio su vendite al dettaglio: confermate previsioni al ribasso sui consumi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 13:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
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		<category><![CDATA[istat]]></category>
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		<category><![CDATA[vendite al dettaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[La crescita sarà debole senza il contributo dei consumi interni delle famiglie Si conferma la situazione di difficoltà che stanno attraversando le famiglie, impoverite dalla flessione del 2,5% in termini reali del potere d’acquisto nel 2009 che verosimilmente proseguirà anche se in misura molto più ridotta nel 2010: questo il commento dell’Ufficio Studi Confcommercio ai [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1944" src="http://becommerciale.it/files/2010/07/spes.jpg" alt="" width="404" height="356" /></p>
<p><em><strong>La crescita sarà debole senza il contributo dei consumi interni delle famiglie</strong></em></p>
<p>Si conferma la situazione di difficoltà che stanno attraversando le famiglie, impoverite dalla flessione del 2,5% in termini reali del potere d’acquisto nel 2009 che verosimilmente proseguirà anche se in misura molto più ridotta nel 2010: questo il commento dell’Ufficio Studi Confcommercio ai dati sull’andamento delle vendite al dettaglio a maggio diffusi oggi dall’Istat.</p>
<p><span id="more-1943"></span></p>
<p>Questa nuova battuta d’arresto delle vendite – conclude l’Ufficio Studi &#8211; dimostra che, pur in presenza di una ripresa consistente della domanda estera verso i prodotti italiani, senza il contributo fondamentale dei consumi interni delle famiglie la crescita del 2010 resterà debole.</p>
<p>Fonte immagine: <em>Agricultura.it</em></p>


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		<title>Istat: nel 2008 cresce l&#8217;economia sommersa</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 12:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[economia sommersa]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1975" src="http://bepiccoloimprenditore.it/files/2010/07/agricolutra.jpg" alt="" width="480" height="331" /></p>
<p><a title="BEpiccoloimprenditore" href="http://bepiccoloimprenditore.it/1974/istat-nel-2008-cresce-leconomia-sommersa/" target="_blank"><em><strong>Il lavoro in nero nell&#8217;2008 vale tra i 255 e 275 miliardi di euro</strong></em></a></p>
<p>Nel <strong>2008</strong> il valore aggiunto prodotto nell’area del <strong>sommerso</strong> <strong>economico</strong> è compreso tra un minimo di <strong>255</strong> e un massimo<strong> 275 miliardi di euro</strong>. Il peso dell’economia sommersa è compreso tra il <strong>16,3%</strong> e il 1<strong>7,5%</strong> del <strong>Pil</strong> (nel 2000 era tra 18,2 e 19,1%).</p>
<p><span id="more-1937"></span></p>
<p>Tra il <strong>2000</strong> e il <strong>2008</strong> l’ammontare del valore aggiunto sommerso registra una tendenziale flessione, pur mostrando andamenti alterni: la quota del <strong>sommerso economico</strong> sul <strong>Pil</strong> raggiunge il picco più alto (19,7%) nel <strong>2001</strong>, per poi decrescere fino al <strong>2007</strong> (17,2%) e mostrare segnali di ripresa nel <strong>2008</strong> (17,5%).</p>
<p>Il fenomeno dell’economia sommersa è molto complesso e la sua dimensione può essere stimata analizzando i diversi <strong>comportamenti fraudolent</strong>i assunti dagli operatori economici per evadere il sistema fiscale e contributivo. La pratica dell<strong>’utilizzo di lavoro non regolare</strong>, ad esempio, è strettamente connessa al mancato versamento dei contributi sociali: nel <strong>2008</strong> erano circa <strong>2 milioni e 958 mila</strong> le unità di lavoro non regolari.</p>
<p>Questa componente, che rappresenta l’<strong>11,9% </strong>dell’input d<strong>i lavoro complessivo nel 2008</strong>, raggiunge il<strong> 12,2% nel 2009</strong>. Se le prestazioni lavorative sono non regolari, e quindi non direttamente osservabili, producono un reddito che non viene dichiarato dalle unità produttive che le impiegano. Nel <strong>2008</strong> l’<strong>incidenza</strong> del valore aggiunto prodotto dalle unità produttive che impiegano lavoro non regolare risulta pari al <strong>6,5%</strong> del <strong>Pil</strong>, in calo rispetto al <strong>2000</strong> quando ne rappresentava il <strong>7,5%</strong>. Ma l’impiego di lavoro non regolare rappresenta soltanto una componente dell’economia sommersa.</p>
<p>La parte più rilevante del fenomeno è costituita dalla sotto dichiarazione del <strong>fatturato</strong> e dal <strong>rigonfiamento</strong> dei costi impiegati nel processo di produzione del reddito. Nel 2008 l’incidenza del<strong> valore aggiunto non dichiarato </strong>dovuto alle suddette componenti raggiunge il <strong>9,8%</strong> del <strong>Pil</strong> (era il 10,6% nel 2000). A livello settoriale l’<strong>evasione fiscale </strong>e contributiva è più diffusa nei settori dell’<strong>Agricoltura</strong> e dei <strong>Servizi</strong>, ma è rilevante anche nell’<strong>Industria</strong>.</p>
<p>Se si considera la sola economia di mercato, senza considerare, cioè, il valore aggiunto prodotto dai servizi non market forniti dalle <strong>Amministrazioni</strong> <strong>pubbliche</strong>, il sommerso nel 2008 rappresenta il <strong>20,6% </strong>del <strong>Pil</strong>, contro il<strong> 17,5% </strong>calcolato per l’intera economia.</p>
<p>La valutazione dell’economia sommersa effettuata dall’Istat individua una “<strong>forchetta</strong>” di stime: il valore inferiore di quest’ultima è dato dalla parte del <strong>prodotto interno lordo italiano</strong> che è certamente ascrivibile al sommerso economico; quello superiore si riferisce, invece, alla parte del <strong>Pil</strong> che presumibilmente deriva dal sommerso economico ed ingloba anche una componente di più difficile quantificazione, data la commistione esistente tra problematiche di natura statistica e quelle di tipo più prettamente economico.</p>
<p>Nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico risulta compreso tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di <strong>275 miliardi </strong>di euro, pari rispettivamente a<strong>l 16,3%</strong> e al <strong>17,5% del </strong><strong>Pil</strong>. Nel 2000 l’ampiezza dell’economia sommersa oscillava tra i <strong>217</strong> e i <strong>228 miliardi di euro</strong>, rispettivamente il <strong>18,2%</strong> e il <strong>19,1%</strong> del Pil.</p>
<p>Fonte immagine: <em>Finanzainchiaro.it</em></p>


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