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	<title>Be Commerciale &#124; Mercato italiano ed europeo, consumi e crisi economica &#187; crisi economica</title>
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	<description>Il blog sulla professione del commerciale con news sul mercato italiano ed europeo, dati, statistiche, consumi e crisi economica.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Oct 2011 13:21:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Censis: l’Italia appiattita stenta a ripartire</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 15:49:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Crisi e globalizzazione portano disinvestimento dal lavoro. Ma il Paese tiene grazie a intrecci virtuosi: welfare mix e reti di imprese Mentre in tutto il mondo la ricetta per uscire dalla crisi prevede l’attivazione di tutte le energie professionali con l’auto-imprenditorialità, l’Italia &#8211; patria del lavoro autonomo e imprenditoriale &#8211; vede ridursi in questi anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2135" src="http://becommerciale.it/files/2010/12/crisi-economica.jpg" alt="crisi economica" width="369" height="325" /></p>
<p><strong><em>Crisi e globalizzazione portano disinvestimento dal lavoro. Ma il Paese tiene grazie a intrecci virtuosi: welfare mix e reti di imprese</em></strong></p>
<p>Mentre in tutto il mondo la ricetta per uscire dalla crisi prevede l’attivazione di tutte le energie professionali con l’<strong>auto-imprenditorialità</strong>, l’Italia &#8211; patria del lavoro autonomo e imprenditoriale &#8211; vede ridursi in questi anni proprio la componente del lavoro non dipendente: <strong>437.000 imprenditori e lavoratori </strong>in proprio (artigiani e commercianti) in meno dal 2004 al 2009 (-7,6%).</p>
<p><span id="more-2134"></span></p>
<p>L’Italia è anche il Paese europeo con il più<strong> basso ricorso a orari flessibili </strong>nell’ambito dell’organizzazione produttiva: solo l’11% delle aziende con più di 10 addetti utilizza<strong> turni di notte</strong>, solo il 14% fa ricorso al lavoro di domenica e il 38% al lavoro di sabato. E siamo il Paese dove è più bassa la percentuale di imprese che adottano <strong>modelli di partecipazione dei lavoratori agli utili dell’aziend</strong>a (lo fa solo il 3% contro una media europea del 14%).</p>
<p>Nei primi due trimestri del 2010 si è registrato poi un <strong>calo degli occupati tra 15 e 34 anni del 5,9%</strong>, a fronte di una riduzione media dello 0,9%. Poco fiduciosi nella possibilità di trovare un’occupazione, ma anche poco disponibili a trovarne una a qualsiasi condizione, i giovani hanno avvertito più degli altri gli effetti della crisi.</p>
<p>Sono<strong> 2.242.000</strong> le persone tra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano, né cercano un impiego. Più della metà degli italiani (il 55,5%) pensa che i giovani non trovano lavoro perché <strong>non vogliono accettare occupazioni faticose e di scarso prestigio</strong>: una valutazione che potrebbe apparire ingenerosa e stereotipata, se non fosse che ad esserne più convinti sono proprio i più giovani, tra i quali la percentuale sale al 57,8%.</p>
<p>Fonte immagine: Portalegiovani.eu</p>
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		<title>Saldi: commercianti sfiduciati</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 15:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Federconsumatori: &#8220;Necessario liberalizzare una volta per tutte i saldi&#8221; Anche Confesercenti, in linea con quanto sostengono le Associazioni di consumatori, prospetta una stagione dei saldi poco felice.Se l’80% dei commercianti è sfiduciato riguardo le vendite promozionali alle porte, figuriamoci i consumatori, che vedono di giorno in giorno diminuire il proprio potere di acquisto. Secondo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1857" src="http://becommerciale.it/files/2010/07/Saldi-e1278085043181.jpg" alt="" width="550" height="365" /></p>
<p><em><strong>Federconsumatori: &#8220;Necessario liberalizzare una volta per tutte i saldi&#8221;<br />
</strong></em><br />
Anche <strong>Confesercenti</strong>, in linea con quanto sostengono l<strong>e Associazioni di consumator</strong>i, prospetta una stagione dei saldi poco felice.Se l<strong>’80% </strong>dei commercianti è sfiduciato riguardo le vendite promozionali alle porte, figuriamoci i consumatori, che vedono di giorno in giorno diminuire il proprio potere di acquisto.</p>
<p><span id="more-1856"></span></p>
<p>Secondo le stime dell’<strong>Osservatorio Nazionale Federconsumatori</strong>, infatti, la contrazione delle <strong>vendite</strong> a saldo sarà tra il <strong>-10% e</strong>d il <strong>-15% </strong>rispetto alla stagione dei saldi estivi dello scorso anno.Proseguirà, quindi, il trend negativo registrato nel <strong>2009</strong>: solo il <strong>40% </strong>delle famiglie, pari a <strong>9 milioni e 600 mila famiglie,</strong> infatti, approfitterà della stagione dei saldi estivi, con una spesa totale di <strong>1 miliardo e 400 mila Euro</strong>, vale a dire, in media, una spesa di <strong>146 Euro a famiglia</strong> (58 Euro pro capite).</p>
<p>Tali prospettive dimostrano, una volta per tutte, la necessità di una <strong>liberalizzazione dei saldi</strong>, resa ancora più necessaria alla luce della grave <strong>crisi</strong> in atto e dei sacrifici che le <strong>famiglie</strong> saranno costrette a fare in vista della manovra del <strong>Governo</strong> che, invece di <strong>rilanciare i consumi</strong>, contribuirà ad un loro ulteriore abbattimento.</p>
<p>Fonte immagine: Confcommercio.it</p>
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		<title>Commercio: il Decreto incentivi risolleva le sorti delle imprese maggiori</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 13:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[In conseguenza della flessione dei consumi che ha caratterizzato il 2009, anche per le imprese commerciali questo è stato un anno particolarmente difficile. Negli ultimi tre trimestri il trend sembra però in leggera risalita, con flessioni delle vendite che dal –4,8% tendenziale del periodo giugno-settembre 2009 sono passate al –3,8% di fine anno, e al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1702" href="http://becommerciale.it/files/2010/05/incentivi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1702" title="incentivi" src="http://becommerciale.it/files/2010/05/incentivi.jpg" alt="" width="409" height="409" /></a></p>
<p><strong><em>In conseguenza della flessione dei consumi che ha caratterizzato il 2009, anche per le imprese commerciali questo è stato un anno particolarmente difficile. </em><br />
</strong><br />
Negli ultimi tre trimestri il trend sembra però in l<strong>eggera risalita</strong>, con flessioni delle <strong>vendite</strong> che dal<strong> –4,8%</strong> tendenziale del periodo giugno-settembre 2009 sono passate al <strong>–3,8% </strong>di fine anno, e al<strong> –2,5% </strong>del primo trimestre 2010.</p>
<p><span id="more-1701"></span></p>
<p>Nel primo <strong>trimestre 2010</strong> sembra fare un balzo in avanti il <strong>commercio al dettaglio</strong> di prodotti alimentari, in flessione, rispetto allo stesso trimestre del 2009, inferiore a<strong>i 2 punti percentuali</strong> (rispetto a valori sempre superiori ai 3 punti e mezzo segnati nel corso dell’anno).</p>
<p>Le<strong> famiglie italiane</strong> continuano invece a ridimensionare la spesa dei <strong>beni non alimentari</strong> che registrano la maggiore riduzione tendenziale delle vendite, pari a<strong> –3,3%</strong>, scontando ancora la fragilità della domanda interna e qualche ritardo nell’avvio della ripresa. Continua, infine, ad essere migliore della media la dinamica, pur sempre negativa, di <strong>Ipermercati, supermercati </strong>e <strong>grandi magazzini </strong>che chiudono il trimestre con una <strong>leggera flessione</strong> (–0,6%), probabilmente anche grazie a politiche commerciali incisive messe in campo dalla <strong>Grande Distribuzione Organizzata</strong>.</p>
<p>Fonte immagine: <em>Impresamia.it</em></p>
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		<title>Dopo gli incentivi torna la crisi: crolla il mercato delle auto</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 12:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercato delle auto in picchiata: la fine degli incentivi statali dello scorso anno ha fatto precitipare le immiricolazioni del -15%. La Motorizzazione ha immatricolato &#8211; nel mese di aprile 2010 &#8211; 159.971 autovetture, con una variazione di -15,65 % rispetto ad aprile 2009, durante il quale furono 189.661  autovetture. Nello stesso periodo ha registrato 414.347 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1678" href="http://becommerciale.it/files/2010/05/immatricolazioni.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1678" title="immatricolazioni" src="http://becommerciale.it/files/2010/05/immatricolazioni.jpg" alt="" width="550" height="362" /></a></p>
<p><em><strong>Mercato delle auto in picchiata: la fine degli incentivi statali dello scorso anno ha fatto precitipare le immiricolazioni del -15%.</strong></em></p>
<p>La <strong>Motorizzazione</strong> ha immatricolato &#8211; nel mese di aprile 2010 &#8211; <strong>159.971 autovetture</strong>, con una variazione di <strong>-15,65 %</strong> rispetto ad<strong> aprile 2009</strong>, durante il quale furono <strong>189.661  autovetture</strong>. Nello stesso periodo ha registrato<strong> 414.347 trasferimenti di proprietà </strong>di auto usate, con una variazione di <strong>+ 8,30% </strong>rispetto ad <strong>aprile 2009</strong>, durante il quale furono registrati<strong> 382.594</strong> trasferimenti di proprietà.</p>
<p><span id="more-1677"></span></p>
<p>Le <strong>immatricolazioni</strong> rappresentano le risultanze dell&#8217;Archivio Nazionale dei Veicoli. Il volume globale delle vendite (574.318 autovetture) ha dunque interessato per il <strong>27,85 % auto nuove </strong>e per il<strong> 72,15 % auto usate</strong>.</p>
<p>I dati relativi ai trasferimenti di proprietà si riferiscono alle certificazioni di avvenuto trasferimento di proprietà rilasciate dagli Uffici Provinciali della <strong>Motorizzazione</strong> nel mese di<strong> aprile 2010</strong> e rappresentano le risultanze dell&#8217;Archivio Nazionale dei Veicoli.</p>
<p>Fonte immagine: ilgiornale.it</p>
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		<title>Grecia: peggiora la cirsi del debito, allarme in tutta Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 10:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mercato Europeo]]></category>
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		<description><![CDATA[Standard&#38;Poor&#8217;s ha declassato a livello spazzatura i titoli greci, mentre nuvole nere si addensano anche sul Portogallo. Brusco peggioramento della crisi del debito in Eurolandia, con i titoli greci declassati da Standard&#38;Poor&#8217;s a livello junk (spazzatura), mentre nuvole nere si addensano anche sul Portogallo con la valutazione sul debito sovrano che è stata ridotta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1641" href="http://becommerciale.it/files/2010/04/Atene1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1641" title="Atene" src="http://becommerciale.it/files/2010/04/Atene1.jpg" alt="" width="539" height="363" /></a></p>
<p><em><strong>Standard&amp;Poor&#8217;s ha declassato a livello spazzatura i titoli greci, mentre nuvole nere si addensano anche sul Portogallo.</strong></em></p>
<p>Brusco peggioramento della crisi del debito in <strong>Eurolandia</strong>, con i titoli greci declassati da<strong> Standard&amp;Poor&#8217;s</strong> a livello junk (spazzatura), mentre nuvole nere si addensano anche sul <strong>Portogallo</strong> con la valutazione sul debito sovrano che è stata ridotta di due livelli, ad<strong> A- </strong>da<strong> A+</strong>, dalla stessa agenzia di valutazione creditizia.</p>
<p><span id="more-1640"></span></p>
<p>Bocciature che hanno avuto un pesantissimo effetto sulle <strong>Borse</strong> ma anche sul mercato dei<strong> titoli di Stato</strong>, mentre le tensioni su <strong>Lisbona</strong> accrescono il timore di un &#8220;<strong>contagio</strong>&#8221; progressivo anche ad altri Paesi della zona euro. Ad accelerare la crisi greca è stato il timore dei mercati che la <strong>Grecia</strong> possa non ricevere i prestiti d’emergenza dai <strong>Paesi dell’Eurogruppo </strong>e dal <strong>Fondo Monetario Internazionale </strong>in tempo per evitare l’insolvenza quando, il prossimo 19 maggio, dovranno essere rimborsati titoli di Stato per <strong>8,5 miliardi di euro</strong>.</p>
<p>Gli effetti sulle piazza finanziarie internazionali sono stati rapidissimi. A <strong>Londra</strong> l’indice <strong>Ftse 100 </strong>ha lasciato sul terreno il <strong>2,6%</strong>, a Franfocorte il Dax ha perso il <strong>2,7% </strong>e a Parigi il tonfo del<strong> Cac-40 </strong>è stato del<strong> 3,8%</strong>. Molto pesante anche Piazza Affari , con l’indice<strong> Ftse All Share </strong>che ha terminato la giornata perdendo il<strong> 3,10%</strong>. Ma lo scotto più pesante lo hanno pagato le <strong>Borse di Atene </strong>e <strong>Lisbona</strong>, scese rispettivamente del <strong>6%</strong> e del <strong>5,36%</strong>.</p>
<p>Di tutto rilievo anche gli aumenti degli spread, vale a dire dei differenziali di rendimento dei <strong>Titoli di Stato </strong>nell&#8217;occhio del ciclone rispetto al titolo di stato decennale tedesco, ritenuto il più sicuro di <strong>Eurolandia</strong>. Alla chiusura dei mercati, verso le 18 e 30, il tasso greco sui titoli a 10 anni ha continuato ad aumentare a quota<strong> 9,73%</strong> contro il<strong> 9,388</strong>% di lunedì sera, mentre quelli del Portogallo hanno toccato il <strong>5,501%</strong> contro il <strong>5,197%</strong>.</p>
<p>La risposta dei politici europei per spegnere l’incendio è la convocazione di un vertice straordinario il 10 maggio prossimo per approvare l’attivazione del meccanismo congiunto con l’<strong>Fmi</strong> di assistenza finanziaria alla <strong>Grecia</strong>, che nel solo 2010 dovrebbe fornire complessivamente ad Atene prestiti per<strong> 45 miliardi di euro</strong> (30 dagli Stati membri e 15 dall’Fmi): la decisione finale sulla sua attivazione deve essere presa all’unanimità dai capi di Stato e di governo dell’<strong>Eurogruppo</strong>, dopo la richiesta formale greca (che è stata inoltrata venerdì scorso) e dopo il via libera della<strong> Commissione europea</strong> e della <strong>Banca centrale europea</strong>, atteso nei prossimi giorni e comunque entro l’inizio di maggio.</p>
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		<title>Fmi: &#8220;ripresa fragile e a più velocità&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 09:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[deflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fmi]]></category>
		<category><![CDATA[fondo monetario internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[riipresa economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Fmi comunica di aver rivisto &#8220;significativamente al rialzo&#8221; le stime per il 2010 e il 2011. La ripresa economica, aiutata dalle misure di stimolo, è in atto, ma sarà debole e a varie velocità. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), precisando di aver rivisto “significativamente al rialzo” le stime per il 2010 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://becommerciale.it/files/2010/04/borsa-Milano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1613" title="borsa Milano" src="http://becommerciale.it/files/2010/04/borsa-Milano-e1271842242313.jpg" alt="" width="537" height="368" /></a></p>
<p><em><strong>Il Fmi comunica di aver rivisto &#8220;significativamente al rialzo&#8221; le stime per il 2010 e il 2011.</strong></em></p>
<p>La <strong>ripresa economica</strong>, aiutata dalle misure di stimolo, è in atto, ma sarà debole e a varie velocità. Lo afferma il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> (Fmi), precisando di aver rivisto “<em>significativamente al rialzo”</em> le <strong>stime</strong> per il 2010 e il 2011.</p>
<p><span id="more-1612"></span></p>
<p><em>“Il <strong>miglioramento</strong> delle prospettive economiche ha ridotto i rischi di <strong>deflazione</strong>. Ma la necessità di governare e affrontare le conseguenze della bolla del credito ha portato a un aumento del rischio paese</em>”, afferma il <strong>Fmi</strong>.</p>
<p>Quanto all’Italia, il Fondo sottolinea che il rapporto tra deficit strutturale e <strong>Pil</strong> si attesterà al <strong>3,5%</strong> a fine <strong>2010</strong>, mentre il debito risulterà pari al<strong> 118,6%</strong>. Il nostro rischio paese, comunque, è diminuito nel corso degli ultimi dodici mesi, mentre così non è, ad esempio, per <strong>Grecia</strong>, <strong>Portogallo</strong> e <strong>Spagna</strong>. Rispetto al periodo <strong>ottobre 2008-marzo 2009</strong>, al culmine della crisi, la quota di stress trasmessa dal debito italiano all’interno dell’<strong>Eurozona</strong> è scesa da<strong> 11,4 </strong>a<strong> 11 punti.</strong></p>
<p>Al contrario, la <strong>Grecia</strong> è balzata da <strong>8,8</strong> a<strong> 21,4</strong>, il <strong>Portogallo</strong> da <strong>7,7</strong> a<strong> 18 </strong>e la <strong>Spagna</strong> da<strong> 9,6 </strong>a <strong>12,7</strong>. Ciò, osserva il Fondo, “<em>riflette un cambiamento delle preoccupazioni del mercato”</em>. Quanto alla classifica del debito, quello italiano si colloca al quarto posto tra le principali economie avanzate. Peggio di noi stanno il <strong>Giappone</strong> con una stima del <strong>227,3%</strong> a fine anno, la <strong>Grecia</strong> con il <strong>124,1% </strong>e l’<strong>Islanda</strong> con il <strong>119,9%</strong>. La nazione più virtuosa risulta invece l’<strong>Australia</strong> con appena il <strong>19,8%</strong>.</p>
<p><em>[Fonte: Confcommercio.it]</em></p>
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		</item>
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		<title>Fipe: nella ristorazione è crisi pesante</title>
		<link>http://becommerciale.it/1591/fipe-nella-ristorazione-e-crisi-pesante/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ristorazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2009 oltre 22mila imprese hanno chiuso i battenti e sono stati persi oltre 16mila posti di lavoro. Il taglio dei consumi alimentari fuori casa è stato pari a 1,4 miliardi, pari al 2,5%. Gli italiani tagliano i consumi per 1,4 miliardi di euro nella ristorazione e il settore perde 16mila occupati. La caduta dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1592" href="http://becommerciale.it/files/2010/04/ristorante.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1592" title="ristorante" src="http://becommerciale.it/files/2010/04/ristorante.jpg" alt="" width="550" height="365" /></a></p>
<p><em><strong>Nel 2009 oltre 22mila imprese hanno chiuso i battenti e sono stati persi oltre 16mila posti di lavoro. Il taglio dei consumi alimentari fuori casa è stato pari a 1,4 miliardi, pari al 2,5%.</strong></em></p>
<p>Gli italiani tagliano i consumi per <strong>1,4 miliardi</strong> di euro<strong> </strong>nella <strong>ristorazione</strong> e il settore perde <strong>16mila</strong> occupati. La caduta dei consumi alimentari fuori casa è stata peggiore del previsto (-2,5 punti percentuali), una <strong>perdita</strong> che equivale al fatturato aggregato di più di <strong>8mila imprese</strong>.</p>
<p><span id="more-1591"></span>Ma quelle che hanno realmente cessato l’attività sono state, nel 2009, oltre <strong>22mil</strong>a, con un saldo negativo di  circa<strong> 2.000 unità</strong>. Un dato <strong>storico</strong> per i pubblici esercizi in Italia. Lo spiega la <strong>Fipe</strong>, che sottolinea come l’impressionante turnover imprenditoriale sia l’evidenza più forte della fragilità del settore a cui si deve aggiungere il massiccio ingresso di <strong>imprenditoria extra-comunitaria</strong> (nelle grandi aree urbane quasi una nuova impresa su due ha un titolare straniero) che rischia di cambiare profondamente le caratteristiche del modello italiano di offerta sia in termini di prodotto o servizio, che di qualità.</p>
<p>In termini occupazionali il settore ha perso<strong> 16.200 posti di lavoro</strong> più di quanti ne abbia persi l’industria dei trasporti o quella tessile. La <strong>perdita dell’occupazione</strong> si concentra quasi totalmente tra i lavoratori indipendenti (-13.500 unità), mentre la flessione del lavoro dipendente è stata contenuta in circa 2.700 unità. Il 2009 interrompe un trend positivo di incrementi occupazionali che durava dal 1999.</p>
<p>L’esaurimento della<strong> capacità della ristorazione</strong>, ma più in generale dell’intero terziario di mercato, di creare nuovi posti di lavoro, magari anche assorbendo lavoratori espulsi da altri settori di attività, costituisce una seria ipoteca sulle prospettive di tenuta e crescita dei livelli occupazionali del Paese. Il valore aggiunto del settore è infatti diminuito dell’<strong>1,2%</strong> pari ad una perdita di <strong>340 milioni di euro</strong>. Continua inoltre la serie negativa della produttività, con una flessione di mezzo punto percentuale. Sono questi i “<strong>veri conti della crisi dei consumi</strong>”, dice la <strong>Fipe</strong>.</p>
<p>I settori più colpiti sono <strong>arredamento</strong>, <strong>alimentare</strong> e <strong>abbigliamento</strong>. Perdite pesanti anche nelle spese per <strong>attività ricreative e culturali</strong> (-1,7 miliardi di euro), e per<strong> alberghi e pubblici esercizi</strong> (- 2 miliardi di euro). Se il livello generale dei consumi è tornato indietro di 4-5 anni, arretramenti più consistenti si sono avuti per alcune funzioni di spesa. Nei consumi alimentari l’Italia è tornata ai livelli di dieci anni fa, mentre su</p>
<p><strong>Abbigliamento/calzature</strong> e <strong>arredamento</strong> il salto all’indietro è addirittura di 15 anni (1995). Una curiosità: la spesa per <strong>giornali</strong> e <strong>libri</strong> è tornata ai livelli del 1982. Guadagnano terreno solo le cosiddette spese obbligate (abitazione e sanità) e quelle per i trasporti trainate dall’effetto <strong>incentivi</strong>. La crescita della spesa per l’<strong>istruzione</strong> va invece interpretata positivamente come misura della volontà delle famiglie di non rinunciare ad investire sul futuro dei propri figli.</p>
<p><em>[Fonte: Confcommercio.it]</em></p>
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		<title>Il Fondo Monetario &#8220;taglia&#8221; le stime della crescita italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 08:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’ultima bozza del World Economic Outlook che sarà pubblicata il 21 aprile, il Fmi prevede che il Pil salirà dello 0,8% quest’anno e dell’1,1% nel 2011. Il Fondo Monetario Internazionale rivede le stime di crescita per l’Italia. Nell’ultima bozza del World Economic Outlook (Weo), che sarà pubblicata il 21 aprile e che è stata anticipata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1545" href="http://becommerciale.it/files/2010/04/euro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1545" title="euro" src="http://becommerciale.it/files/2010/04/euro.jpg" alt="" width="347" height="346" /></a></p>
<p><em><strong>Nell’ultima bozza del World Economic Outlook che sarà pubblicata il 21 aprile, il Fmi prevede che il Pil salirà dello 0,8% quest’anno e dell’1,1% nel 2011.<br />
</strong></em><br />
Il<strong> Fondo Monetario Internazionale</strong> rivede le stime di crescita per l’Italia. Nell’ultima bozza del<strong> World Economic Outlook</strong> (Weo), che sarà pubblicata il <strong>21 aprile</strong> e che è stata anticipata dall’Ansa, il Fmi prevede che il <strong>Pil</strong> italiano salirà dello<strong> 0,8%</strong> quest’anno e dell’<strong>1,1%</strong> nel 2011.</p>
<p><span id="more-1544"></span>In entrambi i casi si tratta di un taglio di 0<strong>,2 punti percentuali</strong> rispetto alle stime dell’ultimo aggiornamento di gennaio. Rispetto al rapporto di ottobre, invece, la crescita italiana per il 2010 è stata rivista al rialzo di <strong>0,6 punti</strong>.</p>
<p>Le ultime stime del Governo presentate con l’aggiornamento al<strong> Patto di stabilità</strong> parlano invece di una crescita del <strong>Pil</strong> dell<strong>’1,1%</strong> quest&#8217;anno.</p>
<p>[Fonte: Confcommercio.it]</p>
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		<title>Commercio: -3,3% acquisti alimentari a gennaio</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 11:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<category><![CDATA[codacons]]></category>
		<category><![CDATA[commercianti]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[iva]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Codacons: gli italiani non hanno piuù soldi nemmeno per mangiare. I commercianti abbassino i prezzi del 20% ed il governo abbassi l&#8217;iva sui prodotti alimentari Per l&#8217;Istat le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell&#8217;1% rispetto a dicembre e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Per il Codacons si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1513" href="http://becommerciale.it/files/2010/03/consumi-alimentari.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1513" title="consumi alimentari" src="http://becommerciale.it/files/2010/03/consumi-alimentari.jpg" alt="" width="550" height="353" /></a></p>
<p><em><strong>Codacons: gli italiani non hanno piuù soldi nemmeno per mangiare. I commercianti abbassino i prezzi del 20% ed il governo abbassi l&#8217;iva sui prodotti alimentari</strong></em></p>
<p>Per l&#8217;<strong>Istat</strong> le vendite al dettaglio dei <strong>prodotti alimentari</strong> sono diminuite a gennaio dell<strong>&#8217;1%</strong> rispetto a dicembre e del<strong> 3,3%</strong> rispetto allo stesso periodo del 2009. Per il <strong>Codacons</strong> si tratta di un dato inquietante ed angosciante perchè dimostra che gli italiani non hanno più soldi nemmeno per mangiare e che devono tirare la cinghia non solo per l&#8217;acquisto di beni superflui ma anche per<strong> beni necessari ed indispensabili</strong> come il cibo.</p>
<p><span id="more-1512"></span></p>
<p>Il <strong>Codacons</strong> chiede due cose: ai commercianti di<strong> abbassare i prezzi del 20%</strong> ed al <strong>Governo</strong> di <strong>ridurre l&#8217;Iva</strong> dei prodotti alimentari, in modo da salvaguardare la capacità di spesa degli italiani e abbassare i prezzi di questi prodotti essenziali.</p>
<p>I commercianti sono in crisi come i consumatori. Le loro vendite diminuiscono sempre più. Ma sbagliano quando, come stanno facendo ora, cercano di mantenere i profitti di prima<strong> alzando i prezzi</strong>, contribuendo in questo modo all&#8217;ulteriore<strong> riduzione delle vendite al dettaglio</strong>.<strong> </strong>Solo con consistenti sconti e promozioni, <strong>almeno pari al 20%,</strong> potrebbero far ritornare gli italiani nei loro negozi. Per conservare i profitti, cioè, devono puntare non sui prezzi ma sulle <strong>quantità vendute</strong>.</p>
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		<title>Crisi: Istat, crolla fatturato 2009 trasporto aereo (-20,9%)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 09:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato e Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[codacons]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto aereo]]></category>

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		<description><![CDATA[Codacons: Istat smentisce se stessa decreto incentivi inutile Fatturato in rosso per una serie di servizi nel 2009. Per l&#8217;Istat, infatti, crolla il trasporto aereo a -20,9% ma vanno giù anche il trasporto marittimo e per vie d&#8217;acqua (-12,6%) il commercio all&#8217;ingrosso (-11,1%), i servizi postali (-6,1%), i servizi di informazione (-4,1%) e la manutenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1507" href="http://becommerciale.it/files/2010/03/aereo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1507" title="aereo" src="http://becommerciale.it/files/2010/03/aereo.jpg" alt="" width="519" height="354" /></a></p>
<p><em><strong>Codacons: Istat smentisce se stessa decreto incentivi inutile</strong></em></p>
<p><strong>Fatturato in rosso</strong> per una serie di servizi nel 2009. Per l&#8217;<strong>Istat</strong>, infatti, crolla il trasporto aereo a -20,9% ma vanno giù anche il<strong> trasporto marittim</strong>o e per vie d&#8217;acqua (-12,6%) il commercio all&#8217;ingrosso (-11,1%), i servizi postali (-6,1%), i servizi di informazione (-4,1%) e la manutenzione e riparazione di autoveicoli (-1,9%).</p>
<p><span id="more-1506"></span></p>
<p>Questi dati, pur tenendo conto di tutte le differenze del caso, confermano indirettamente che nel 2009 c&#8217;è stata una<strong> modifica radicale dei consumi</strong> degli italiani rispetto al 2008, dovuto alla crisi. Peccato che l&#8217;<strong>Istat</strong> nel valutare il paniere 2010 per il calcolo dell&#8217;<strong>inflazione</strong> non ne abbia tenuto conto e sia rimasta ferma ai<strong> consumi</strong> che le famiglie hanno avuto nel 2008.</p>
<p>Nel<strong> paniere 2010</strong>, infatti, rispetto a quello del 2009, la <strong>Riparazioni mezzi di trasporto </strong>sale da <strong>36088</strong> a <strong>37140</strong>, <strong>Manutenzioni</strong> mezzi di trasporto sale da <strong>346</strong> a <strong>356</strong>, servizi postali<strong> </strong>salgono da 1490 a 1737, i Servizi di telefonia da 21316 a 21610 e i pacchetti vacanza da 2854 a 3170, ossia gli italiani s<strong>pendono sempre di più per andare in vacanza</strong>. Unico dato in linea con quelli resi noti oggi è il trasporto aereo che dal 2009 al 2010 scende da 8145 a 5863.</p>
<p>Il crollo del fatturato del<strong> commercio all&#8217;ingrosso</strong>, infine, è talmente elevato e generalizzato da dimostrare la bontà di quanto il <strong>Codacons</strong> ha sostenuto sul<strong> decreto legge n. 40 del 25-03-2010</strong>, ossia che gli incentivi decisi dal <strong>Governo</strong> sono talmente irrisori e delimitati, da non poter ridare fiato nemmeno ai settori incentivati, figurarsi all&#8217;economia del Paese o alle famiglie in crisi.</p>
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