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	<title>Be Commerciale &#124; Mercato italiano ed europeo, consumi e crisi economica &#187; Confcommercio</title>
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	<description>Il blog sulla professione del commerciale con news sul mercato italiano ed europeo, dati, statistiche, consumi e crisi economica.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Oct 2011 13:21:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Aumento Iva 2011, Confcommercio: prezzi più elevati e minori consumi</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 15:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>

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		<description><![CDATA[Confcommercio su aumento iva 2011: possiibili impatti anche sul gettito. L’incremento dell’aliquota Iva dal 20% al 21% avrà certamente l’effetto di ridurre le risorse disponibili del settore privato a favore delle Pubbliche Amministrazioni, ma il principale effetto depressivo riguarderà i consumi. Infatti, la traslazione sui prezzi finali del suddetto incremento di imposte provocherà un gradino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2592" src="http://becommerciale.it/files/2011/09/aumento-iva-21.jpg" alt="aumento iva 21" width="400" height="265" /></p>
<p><em><strong>Confcommercio su aumento iva 2011: possiibili impatti anche sul gettito.</strong></em></p>
<p><a title="Aumento Iva al 21%" href="http://becittadino.it/644/aumento-iva-21-ecco-cosa-cambia/" target="_blank">L’incremento dell’aliquota Iva dal 20% al 21%</a> avrà certamente l’effetto di ridurre le risorse disponibili del settore privato a favore delle <strong>Pubbliche</strong> <strong>Amministrazioni</strong>, ma il principale effetto depressivo riguarderà i <strong>consumi</strong>.</p>
<p><span id="more-2591"></span></p>
<p>Infatti, la traslazione sui prezzi finali del suddetto incremento di imposte provocherà un <strong>gradino</strong> <strong>inflazionistico</strong>, a regime, tra 3 e 5 decimi di punto con la conseguenza di una <strong>contrazione del potere d’acquisto</strong> del reddito disponibile e della ricchezza delle famiglie consumatrici: questa la valutazione dell’<a title="Confcommercio" href="http://bepiccoloimprenditore.it/category/associazioni/confcommercio-associazioni/" target="_blank">Ufficio Studi Confcommercio</a> in vista dell’entrata in vigore della norma relativa all’aumento dell’Iva.</p>
<p>Tutto ciò – prosegue la nota – implicherà, considerando anche le poco incoraggianti prospettive future del sistema economico, una <strong>riduzione dei consumi</strong> di entità proporzionale all’incremento dei prezzi al consumo. Inoltre, la riduzione della base imponibile dell’Iva, a causa dei minori consumi, fa immaginare che i previsti 4,2 miliardi di gettito teorico aggiuntivo (a regime) debbano essere ridotti a 3,7-3,9 miliardi effettivi.</p>
<p>L’effetto depressivo della <strong>manovra</strong> <strong>Iva</strong> – conclude l’Ufficio Studi &#8211; potrebbe poi risultare molto più marcato di quanto ipotizzato a causa del combinarsi degli effetti di una pluralità di provvedimenti tutti orientati nella medesima direzione di incrementare la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese.</p>
<p>Fonte immagine: acrum.com</p>
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		<title>Indicatore consumi Confcommercio 2011: fermi i prezzi a settembre</title>
		<link>http://becommerciale.it/2575/indicatore-consumi-confcommercio-2011-fermi-i-prezzi-a-settembre/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 15:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Le turbolenze dei mercati rischiano di ridurre le già basse prospettive di crescita, questo quanto emerso dall&#8217;ultima indagine 2011 dell&#8217;Indicatore dei Consumi Confcommercio L’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala a luglio 2011 un aumento dello 0,4% in termini tendenziali e una contenuta accelerazione, in termini congiunturali, con una variazione dello 0,5% rispetto a giugno. Dato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2576" src="http://becommerciale.it/files/2011/09/indicatore-consumi-confcommercio.jpg" alt="indicatore consumi confcommercio" width="550" height="371" /></p>
<p><em><strong>Le turbolenze dei mercati rischiano di ridurre le già basse prospettive di crescita, questo quanto emerso dall&#8217;ultima indagine 2011 dell&#8217;Indicatore dei Consumi Confcommercio</strong></em></p>
<p>L’indicatore dei Consumi <a title="Confcommercio" href="http://bepiccoloimprenditore.it/category/associazioni/confcommercio-associazioni/" target="_blank">Confcommercio</a> (ICC) segnala a luglio 2011 un aumento dello<strong> 0,4%</strong> in termini tendenziali e una contenuta accelerazione, in termini congiunturali, con una variazione dello <strong>0,5%</strong> rispetto a giugno. Dato, quest’ultimo, che pur configurando un ulteriore graduale recupero dei livelli di consumo, non consente ancora di raggiungere i valori registrati alla fine del <strong>2007</strong> né, in termini pro capite, quelli del 2000.</p>
<p><span id="more-2575"></span></p>
<p>Insomma, per poter vedere realizzata la previsione di un consuntivo 2011 a<strong> +0,8%,</strong> nella metrica dei consumi aggregati secondo la contabilità <strong>Istat</strong>, è necessario che la migliore intonazione dei consumi osservata nel periodo marzo-luglio 2011 venga confermata anche nei prossimi mesi. Ma questo trend è oggi soggetto a forte e crescente incertezza. Inoltre, i dati qui presentati, come quasi tutto il set informativo congiunturale disponibile, si riferiscono al mese di <strong>luglio</strong> e non incorporano gli effetti sul sistema, e sui comportamenti dei diversi soggetti che operano al suo interno, derivanti dall’acuirsi delle difficoltà sul versante della finanza pubblica e delle turbolenze finanziarie registrate dalla fine di luglio in poi.</p>
<p>Queste difficoltà rischiano di compromettere i tentativi attuati da parte delle <strong>famiglie</strong> e delle <a title="PMI" href="http://bepiccoloimprenditore.it/category/pmi/" target="_blank">PMI</a> di uscire dalla crisi, tentativi che avevano prodotto risultati positivi, sia pure non particolarmente brillanti, nei primi sei mesi del 2011. Parte delle incertezze e dei possibili effetti di contenimento sulla ripresa si leggono nel peggioramento registrato ad agosto dal clima di fiducia delle famiglie che ha toccato i minimi da marzo del 2009. Anche sul versante delle imprese si registra una situazione in chiaroscuro. Il clima di fiducia degli operatori si colloca su <strong>livelli decisamente inferiori</strong> a quelli registrati ad inizio anno ed in molti settori si segnalano peggioramenti nelle attese sull’andamento economico generale.</p>
<p>In questo contesto, qualche elemento favorevole proviene dal <strong>mercato del lavoro</strong> che da alcuni mesi segnala un lento e graduale progresso a cui si associa un ridimensionamento delle ore autorizzate di CIG. Sia pure in misura molto contenuta, il sistema produttivo sembra provare a riassorbire la forza lavoro espulsa nella fase più critica della recessione, con qualche effetto sul tasso di disoccupazione, tendenza che comincia ad interessare anche la componente giovanile.</p>
<p>Fonte immagine: Fonte immagine: ilgiornale.it</p>
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		<title>Manovra: tre aliquote Ipef, sale Iva</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 15:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[codacons]]></category>
		<category><![CDATA[irpef]]></category>
		<category><![CDATA[iva]]></category>

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		<description><![CDATA[Aumento Iva di un punto? Per il Codacons stangata da 290 euro a famiglia In relazione alla manovra in discussione e all&#8217;ipotesi di tre aliquote Irpef (20, 30 e 40%), il Codacons ha calcolato che l&#8217;aumento di un punto di Iva per le aliquote più alte del 10 e del 20%, si tradurrebbe in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2508" src="http://becommerciale.it/files/2011/06/Tremonti.jpg" alt="Tremonti" width="450" height="301" /></p>
<p><strong><em>Aumento Iva di un punto? Per il Codacons stangata da 290 euro a famiglia</em></strong></p>
<p>In relazione alla manovra in discussione e all&#8217;ipotesi di tre aliquote Irpef (20, 30 e 40%), il Codacons ha calcolato che l&#8217;aumento di un punto di Iva per le aliquote più alte del 10 e del 20%, si tradurrebbe in una tassa annua di 290 euro a famiglia, sempre che il rialzo dell&#8217;Iva non finisca per innescare ulteriori meccanismi speculativi sui prezzi.</p>
<p><span id="more-2507"></span></p>
<p>“È il momento di scelte impegnative e responsabili: per confermare l’inderogabilità della stabilità finanziaria e per rafforzare l’impegno per una crescita più vigorosa”: così si legge nella nota diffusa oggi da Confcommercio-Imprese per l’Italia.</p>
<p>“Consideriamo dunque importante che, insieme alla manovra pluriennale di correzione dell’andamento dei conti pubblici, il Governo voglia procedere alla definizione del disegno di legge delega per la riforma del sistema fiscale. Perché chiarire contenuti, tappe e tempi di questa riforma –  osserva Confcommercio-Imprese per l’Italia -  può giovare alla fiducia delle imprese, dei lavoratori, delle famiglie, e dunque alla crescita”.</p>
<p>“Una crescita che, oggi più che mai, richiede una più robusta dinamica della domanda interna, e particolarmente dei consumi delle famiglie. Ribadiamo, dunque, il nostro “no” – in materia di riforma fiscale &#8211; ad ipotesi di scambio tra la riduzione delle aliquote IRPEF e l’innalzamento delle aliquote IVA. Perché, appunto, un simile scambio alimenterebbe inflazione e determinerebbe riduzione dei consumi e del prodotto lordo”.</p>
<p>Fonte immagine: improntalaquila.org</p>
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		<title>Vendite al dettaglio: in calo a marzo -0,2%</title>
		<link>http://becommerciale.it/2422/vendite-al-dettaglio-in-calo-a-marzo-02/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 15:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Mercato e Consumi]]></category>
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		<category><![CDATA[istat]]></category>
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		<description><![CDATA[Confcommercio su vendite al dettaglio: perdurano gravi difficoltà A marzo 2011 l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio è diminuito dello 0,2% rispetto a febbraio 2011. Nella media del trimestre gennaio-marzo 2011, l’indice è diminuito dello 0,3% rispetto agli ultimi tre mesi del 2010. A renderlo noto è l&#8217;Istat nella consueta analisi. Rispetto a febbraio 2011, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2423" src="http://becommerciale.it/files/2011/05/commercio-negozi.jpg" alt="commercio negozi" width="500" height="355" /></p>
<p><em><strong>Confcommercio su vendite al dettaglio: perdurano gravi difficoltà</strong></em></p>
<p>A marzo 2011 l’indice destagionalizzato delle <strong>vendite al dettaglio</strong> è diminuito dell<strong>o 0,2%</strong> rispetto a <strong>febbraio 2011</strong>. Nella media del trimestre gennaio-marzo 2011, l’indice è diminuito dello <strong>0,3%</strong> rispetto agli ultimi tre mesi del 2010. A renderlo noto è l&#8217;Istat nella consueta analisi.</p>
<p><span id="more-2422"></span></p>
<p>Rispetto a <strong>febbraio 2011</strong>, le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dello <strong>0,3% </strong>e quelle di prodotti non alimentari dello <strong>0,2%</strong>. Nel confronto con il mese di marzo 2010 si registrano variazioni negative del<strong> 2,1%</strong> per le vendite della grande distribuzione e dell’1,9% per quelle delle imprese operanti su piccole superfici.</p>
<p><em>&#8220;È l’ennesima conferma di un’Italia ferma sul fronte dei consumi che rischia, visto il permanere di una condizione di estrema debolezza della domanda delle famiglie, di mettere in discussione il raggiungimento dell’obiettivo di crescita del Pil all’1%&#8221; </em>questo il commento dell<strong>’Ufficio Studi Confcommercio</strong> ai dati sulle vendite al dettaglio diffusi oggi dall’Istat.</p>
<p><em>&#8220;A preoccupare </em>– prosegue la nota -<em> è il <strong>calo</strong>, più forte rispetto a quanto stimato attraverso l’ICC, dei consumi alimentari, compressi tra l’inflazione importata e la riduzione del reddito disponibile reale. Ma va anche rilevato come la stagnazione dei consumi non risparmi alcuna formula distributiva: infatti, nei primi tre mesi del 2011, rispetto al primo trimestre del 2010, risultano in calo le vendite sia presso i piccoli negozi (-1% nominale) che presso la grande distribuzione alimentare (-1,9%) e non alimentare (-0,4%). Gli stessi discount fanno registrare una variazione tendenziale nulla a valore, sintomo di un peggioramento generalizzato delle condizioni della domanda&#8221;.</em></p>
<p>Fonte immagine: blog.panorama.it</p>
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		</item>
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		<title>ICC Confcommercio: giù a marzo per il crollo delle auto</title>
		<link>http://becommerciale.it/2386/icc-confcommercio-giu-a-marzo-per-il-crollo-delle-auto/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 14:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato e Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[ICC]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un anno consumi costantemente “sotto zero”. Resistono tempo libero, comunicazioni e Ict domestico L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala a marzo 2011 una diminuzione del 2,5% in termini tendenziali, dato che ha determinato una flessione nei primi tre mesi dell’anno dell’1,9% (tab. 2) e che, per il dodicesimo mese consecutivo, tiene “incollati” i consumi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2387" src="http://becommerciale.it/files/2011/05/auto.jpg" alt="auto" width="550" height="347" /></p>
<p><em><strong>Da un anno consumi costantemente “sotto zero”. Resistono tempo libero, comunicazioni e Ict domestico</strong></em></p>
<p>L’<strong>Indicatore dei Consumi Confcommercio </strong>(ICC) segnala a marzo 2011 una diminuzione del<strong> 2,5%</strong> in termini tendenziali, dato che ha determinato una flessione nei primi tre mesi dell’anno dell’<strong>1,9% </strong>(tab. 2) e che, per il dodicesimo mese consecutivo, tiene “incollati” i consumi sotto lo zero.</p>
<p><span id="more-2386"></span></p>
<p>Ma sul dato del primo trimestre pesa molto l’andamento della domanda di autovetture tanto che, al netto di questa componente, la variazione dell’Indicatore risulterebbe, infatti, positiva e pari a <strong>+0,5%</strong>. In termini congiunturali l’<strong>ICC</strong> (al lordo della vendita di automobili) mostra, invece, un contenuto incremento (+0,1%), dato che ha determinato una stabilità nei primi t<strong>re mesi del 2011.</strong> Il quadro congiunturale generale continua, tuttavia, ad essere caratterizzato da una ripresa economica dai toni non particolarmente sostenuti, connotata da molti elementi di incertezza, tra i quali l’aumento dei prezzi delle materie prime.</p>
<p>Questo contesto è confermato dall’ulteriore regresso registrato ad aprile dal clima di fiducia delle famiglie, le quali ritengono possibile il permanere di difficoltà anche nei prossimi mesi. Anche il clima di fiducia delle imprese mostra un andamento incerto. I livelli della produzione industriale, seppure in crescita, risultano infatti privi di quello slancio necessario a ridare tono alla nostra economia.</p>
<p>Secondo l’indagine rapida di <strong>Confindustria</strong>, la produzione industriale registra ad aprile un contenuto miglioramento (+0,3 rispetto a marzo), tendenza che, stando agli <strong>ordini</strong> (+1,3% congiunturale), dovrebbe proseguire a ritmi non particolarmente sostenuti anche nei prossimi mesi. E’ invece positiva la dinamica dell’occupazione nel mese di marzo, anche se la ripresa non si traduce ancora in maggiori redditi e maggiori consumi.</p>
<p>Fonte immagine: autotecnica.org</p>
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		</item>
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		<title>Confcommercio, ICC: nessuna accellerazione a febbraio</title>
		<link>http://becommerciale.it/2350/confcommercio-icc-nessuna-accellerazione-a-febbraio/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 11:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato e Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[ICC]]></category>

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		<description><![CDATA[Saldi: bene le quantità vendute, giù prezzi e margini L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala a febbraio 2011 una diminuzione dell’1,3% in termini tendenziali, dato che segue il –2,4% di gennaio. In termini congiunturali l’indicatore (al lordo della vendita di automobili) mostra un contenuto incremento (+0,1%) dato che ha determinato una sostanziale stabilità nell’ultimo trimestre. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2351" src="http://becommerciale.it/files/2011/04/consumi.jpg" alt="consumi" width="482" height="300" /></p>
<p><em><strong>Saldi: bene le quantità vendute, giù prezzi e margini</strong></em></p>
<p>L’Indicatore dei C<strong>onsumi Confcommercio </strong>(ICC) segnala a<strong> febbraio 2011</strong> una diminuzione dell<strong>’1,3%</strong> in termini tendenziali, dato che segue il <strong>–2,4% di gennaio</strong>. In termini congiunturali l’indicatore (al lordo della vendita di automobili) mostra un contenuto incremento (+0,1%) dato che ha determinato una sostanziale stabilità nell’ultimo trimestre.</p>
<p><span id="more-2350"></span></p>
<p>Il quadro congiunturale continua ad essere caratterizzato da una ripresa economica dai toni abbastanza contenuti ed altalenanti, con limitati effetti sul mercato del lavoro, situazione che continua a produrre un elevato grado di incertezza sulle prospettive a breve e medio termine dell’economia italiana e condiziona i comportamenti delle famiglie.</p>
<p>Questo contesto è confermato dal regresso registrato a marzo dal clima di fiducia delle famiglie, le quali ritengono possibile il permanere di difficoltà anche nei prossimi mesi. Anche il clima di fiducia delle imprese mostra un andamento incerto. Nel mese di marzo, solo per le<strong> imprese manifatturiere</strong> il sentiment rilevato dall’<strong>ISTAT</strong> segnala un miglioramento, a fronte di un regresso registrato presso gli operatori del commercio e dei servizi.</p>
<p>Il diverso atteggiamento degli operatori è sintesi di quanto accade sul versante produttivo. Secondo l’indagine rapida di <strong>Confindustria</strong>, la produzione industriale dovrebbe aver registrato a marzo un contenuto miglioramento (+0,4 rispetto a febbraio), tendenza che, stando agli ordini (+0,9% congiunturale), dovrebbe proseguire anche nei prossimi mesi. La dinamica tendenziale dell’ICC di febbraio riflette, in linea con quanto registrato nei mesi precedenti, una netta contrazione dei volumi acquistati dalle famiglie per i beni (-2,3%) ed un aumento della domanda di servizi (+1,4%).</p>
<p>La domanda per beni e servizi ricreativi ha mostrato, rispetto a febbraio 2010, un incremento dell’<strong>1,4%</strong>, a cui ha contribuito in larga parte il permanere di un trend espansivo per la componente relativa alle spese per giochi, lotterie e scommesse. La spesa per i servizi di ristorazione e d’alloggio ha evidenziato una sostanziale stagnazione, con una variazione in termini reali dello <strong>0,1%.</strong> I consumi per beni e servizi per la mobilità hanno mostrato una netta diminuzione in termini tendenziali (-15,7%), come riflesso del calo della domanda di autovetture da parte dei privati.</p>
<p>Gli articoli di abbigliamento e calzature hanno evidenziato un incremento dell’<strong>1,1%</strong>, confermando l’andamento positivo dei saldi, che ha comunque attenuato solo in minima parte la situazione di forte difficoltà in cui versa da tempo il settore. Infatti, per ottenere due variazioni positive dei volumi venduti &#8211; a gennaio e febbraio – le imprese della filiera hanno ridotto i prezzi di vendita, rispetto allo scorso anno, del <strong>3,3% </strong>e del<strong> 4,0% </strong>nei suddetti mesi.</p>
<p>La domanda di beni e servizi per la casa ha mostrato a febbraio una sostanziale stagnazione (+0,1%).  Infine, per quanto concerne i consumi delle famiglie per i prodotti alimentari, le bevande e i tabacchi, la stima per febbraio segnala un ulteriore e deciso ridimensionamento (-1,6%).</p>
<p>Fonte immagine: Economiafinanza.net</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Risparmio: dal 1990 ad oggi in calo del 60%</title>
		<link>http://becommerciale.it/2336/risparmio-dal-1990-ad-oggi-in-calo-del-60/</link>
		<comments>http://becommerciale.it/2336/risparmio-dal-1990-ad-oggi-in-calo-del-60/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 11:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il &#8220;mattone&#8221; si conferma il bene principale: il 31% degli italinai indirizzerebbe i risparmi in immobili Dal 1990 ad oggi il risparmio complessivo delle famiglie italiane si è ridotto di circa 20 miliardi di euro e se all’inizio del periodo per ogni 100 euro di reddito se ne risparmiavano 23, oggi le famiglie riescono a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2337" src="http://becommerciale.it/files/2011/03/risparmio.jpg" alt="risparmio" width="550" height="370" /></p>
<p><em><strong>Il &#8220;mattone&#8221; si conferma il bene principale: il 31% degli italinai indirizzerebbe i risparmi in immobili</strong></em></p>
<p><strong>Dal 1990 ad oggi </strong>il risparmio complessivo delle famiglie italiane si è ridotto di circa <strong>20 miliardi di euro </strong>e se all’inizio del periodo per ogni 100 euro di reddito se ne risparmiavano 23, oggi le famiglie riescono a metterne da parte meno di dieci indicando, quindi, una consistente <strong>riduzione della propensione al risparmio</strong>, praticamente più che dimezzata nell’arco di un ventennio.</p>
<p><span id="more-2336"></span></p>
<p>Nello stesso periodo, con un reddito disponibile stagnante e sostanzialmente invariato dal 1990 al 2010, il<strong> risparmio annuo pro capite</strong>, in termini reali, si è ridotto di quasi il<strong> 60% </strong>(circa 4.000 euro nel 1990, 1.700 euro nel 2010); un terzo delle famiglie italiane ritiene l’investimento in <strong>immobili </strong>la principale forma di utilizzo &#8211; soprattutto a fini cautelativi &#8211; del <strong>surplus monetario</strong>: questi i principali risultati che emergono da un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sui risparmi delle famiglie italiane dal 1990 al 2010.</p>
<p>È sorprendente notare come il livello monetario del risparmio sia oggi inferiore a quello di venti anni fa di circa <strong>20 miliardi di euro</strong>. Considerando, inoltre, che il livello dei prezzi &#8211; come anche quello delle retribuzioni monetarie &#8211; è oggi più elevato del 50% rispetto all’inizio degli anni ’90, si comprende che la quantità di beni e servizi che si possono acquistare con il risparmio del 2010 è meno della metà di quanto si poteva acquistare con il risparmio del 1990. E non è una questione di livello di prezzi.</p>
<p>La contrazione del risparmio dipende da due importanti cause: la prima, ben nota, riguarda la<strong> stagnazione del reddito disponibile</strong>. Se si dispone di minori risorse si consumerà meno e si risparmierà meno. La seconda riguarda l’età media della popolazione. Nel 2000 l<strong>’aspettativa di vita media </strong>degli italiani era pari a 40,9 anni per una popolazione di circa<strong> 57 milioni di persone</strong>.</p>
<p>Nel 2007, la vita media attesa era di <strong>41,15 anni</strong>, con una crescita di sei decimi di punto rispetto al 2000 e una popolazione di oltre 59 milioni. Tra il 2000 e il 2007 il risparmio effettivamente cresce ma la dimensione demografica non spiega la caduta del risparmio tra il 2009 e il 2010. La ragione di questa contrazione, purtroppo, è tutta dentro la prolungata<strong> riduzione del reddito disponibile </strong>delle famiglie.</p>
<p>L’ultima rilevazione dell’indagine<strong> Censis-Confcommercio </strong>sul Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane evidenzia che sul finire dell’anno scorso e in questa prima parte del 2011 gli orientamenti di risparmio delle famiglie italiane presentano una dicotomizzazione piuttosto marcata: o <strong>investimenti immobiliari </strong>o <strong>liquidità</strong>, senza significative alternative.</p>
<p>In un certo senso, ciò è il riflesso di una condizione di incertezza che sta rientrando soltanto molto lentamente, come testimoniano le risposte più frequenti: il <strong>31,7%</strong> indirizzerebbe i risparmi in <strong>immobili </strong>e il <strong>29,5%</strong> preferirebbe la liquidità sul<strong> conto corrente</strong>. Quest’allocazione del risparmio, governata da scopi cautelativi, cioè difensivi, più che da una strategia attiva di trasferimento temporale di potere d’acquisto, non è esente da rischi.</p>
<p>Fonte immagine: Executivecoachingforbusinesssuccess.com</p>
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		<title>Confcommercio: -570€ a testa per i consumi dal 2007</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 14:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[codacons]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Codacons: dato sottostimato, la realtà è anche peggiore. La colpa è anche dei commercianti. Il dato diffuso oggi da Confcommercio secondo cui, rispetto al primo trimestre del 2007, ogni cittadino dispone oggi di 570 euro all&#8217;anno in meno per i consumi, è per il Codacons sottostimato. “La realtà è anche peggiore, e la dimostrazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2319" src="http://becommerciale.it/files/2011/03/consumi.jpg" alt="consumi" width="483" height="327" /></p>
<p><em><strong>Il Codacons: dato sottostimato, la realtà è anche peggiore. La colpa è anche dei commercianti.</strong></em></p>
<p>Il dato diffuso oggi da <strong>Confcommercio</strong> secondo cui, rispetto al primo trimestre del 2007, ogni cittadino dispone oggi di<strong> 570 euro</strong> all&#8217;anno in meno per i consumi, è per il <strong>Codacons</strong> sottostimato.</p>
<p><span id="more-2318"></span></p>
<p><em>“La realtà è anche peggiore, e la dimostrazione arriva dal calo dei consumi anche in settori di primaria importanza come gli alimentari</em> – spiega il Presidente <strong>Carlo Rienzi </strong>–<em> La responsabilità della riduzione degli acquisti è da attribuirsi anche agli stessi commercianti, che negli anni hanno applicato una politica dei prezzi suicida. Ciò che più di tutto frena i consumi sono proprio i prezzi troppo alti in tutti i settori, dalla ristorazione all’abbigliamento, con la conseguenza che le famiglie, per far quadrare i bilanci, sono costrette a tagliare gli acquisti”.</em></p>
<p><em>“Per far riprendere i consumi <strong>Confcommercio</strong> deve seriamente riflettere sulla necessità di una riduzione generalizzata dei listini – </em>prosegue <strong>Rienzi</strong><em> – da ottenere anche attraverso la liberalizzazione dei saldi, che l’organizzazione dei commercianti da sempre osteggia”. </em></p>
<p>Fonte immagine: Guidasicilia.it</p>
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		<title>Indicatore Consumi Confcommercio: ancora fermi a dicembre</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 13:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato e Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Indicatore Consumi Confcommercio]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2010, comunicazioni e ICT domestico: i settori più dinamici L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala a dicembre 2010 una diminuzione dello 0,5% in termini tendenziali, a fronte del –0,9% di novembre, con una riduzione stimata, nel complesso dell’anno, pari allo 0,4%. In termini congiunturali l’indicatore (al lordo della vendita di automobili) non registra variazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2233" src="http://becommerciale.it/files/2011/02/consumi.jpg" alt="consumi" width="500" height="304" /></p>
<p><em><strong>Nel 2010, comunicazioni e ICT domestico: i settori più dinamici</strong></em></p>
<p>L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala a <strong>dicembre 2010</strong> una diminuzione dello <strong>0,5%</strong> in termini tendenziali, a fronte del<strong> –0,9</strong>% di novembre, con una riduzione stimata, nel complesso dell’anno, pari allo<strong> 0,4%</strong>. In termini congiunturali l’indicatore (al lordo della vendita di automobili) non registra variazioni rispetto al mese precedente, dato che ha comportato un ulteriore moderato recupero in termini di media mobile a tre mesi ma che conferma, comunque, una sostanziale stagnazione della domanda.</p>
<p><span id="more-2232"></span></p>
<p>Il quadro economico congiunturale si presenta ancora caratterizzato da dinamiche produttive che, per il complesso del sistema, sono piuttosto <strong>contenute</strong>. Permane il dualismo nella crescita tra settori orientati all’<strong>export</strong>, più dinamici, e quelli rivolti al mercato interno. Le difficoltà presenti dal lato dei consumi sono confermate dal peggioramento registrato a <strong>gennaio 2011 </strong>dal clima di fiducia delle famiglie rilevato dall’ISTAT.</p>
<p>Le stesse difficoltà emergono anche dal <strong>deterioramento del clima di fiducia</strong> rilevato presso le <strong>imprese</strong> del commercio al dettaglio, fenomeno che coinvolge sia le imprese di minori dimensioni sia la grande distribuzione. Più favorevole risulta il sentiment rilevato presso l<strong>e imprese manifatturiere e dei servizi</strong>, coerentemente con le stime di crescita dei livelli produttivi nel mese di gennaio (+0,5% rispetto a dicembre), come rilevato dall’indagine rapida di Confindustria; tendenza che, stando agli ordini (+2,0% congiunturale), dovrebbe proseguire anche nei prossimi mesi.</p>
<p>Fonte immagine: Notiziediprato.it</p>
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		<title>Italiani fiduciosi: il nuovo anno sarà migliore rispetto al 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 12:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Dati e statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[situazione econimica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2010 è stato un anno durissimo per il paese, ma nonostante tale riconoscimento l’atteggiamento degli italiani verso il 2011 è migliore rispetto alle attese Per il 18,9% degli italiani la situazione economica del Paese sarà migliore rispetto a quella del 2010, per il 48,0% sarà simile mentre per il 33,1% peggiorerà. In sostanza, poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2194" src="http://becommerciale.it/files/2011/01/situazione-economica.jpg" alt="situazione economica" width="450" height="450" /></p>
<p><em><strong>Il 2010 è stato un anno durissimo per il paese, ma nonostante tale riconoscimento l’atteggiamento degli italiani verso il 2011 è migliore rispetto alle attese</strong></em></p>
<p>Per il<strong> 18,9%</strong> degli italiani la situazione economica del Paese sarà migliore rispetto a quella del 2010, per il <strong>48,0%</strong> sarà simile mentre per il<strong> 33,1%</strong> peggiorerà. In sostanza, poco meno di sette italiani su dieci ritengono che la situazione del paese sarà <strong>uguale o migliore</strong> rispetto a quella dell’anno appena trascorso, inoltre<strong> aumenta la quota di ottimisti </strong>(per lo più uomini, giovani, residenti al Nord) e si<strong> riducono i pessimist</strong>i (prevalentemente donne, giovanissimi e anziani, residenti al Sud). Questi, in sintesi, i dati più significativi della ricerca <strong>Confcommercio-Format </strong>sul sentiment degli italiani per il 2011.</p>
<p><span id="more-2193"></span></p>
<p>Aspettative di cauto ottimismo, dunque, che si ritrovano anche in relazione alla situazione economica personale o della propria famiglia: quasi otto italiani su dieci, infatti, si aspettano nel 2011 una <strong>stabilità</strong> o un <strong>miglioramento</strong> rispetto a quella dello scorso anno, mentre solo due italiani su dieci prevedono un <strong>peggioramento</strong>.</p>
<p>Il giudizio degli italiani riguardo la situazione economica della propria famiglia per il 2011 è <strong>migliore</strong> rispetto al giudizio dato sull’andamento della situazione economica del paese per il 2011: il <strong>13,8%</strong> degli intervistati ritiene che la situazione della propria famiglia nel 2011<strong> sarà migliore </strong>rispetto a quella del 2010, il<strong> 63,1%</strong> ritiene che la situazione economica della propria famiglia <strong>resterà la stessa del 2010</strong>, mentre soltanto il <strong>23,0%</strong> ritiene che la situazione economica della propria famiglia <strong>peggiorerà</strong> nel 2011 rispetto al 2010.</p>
<p>Le persone che più delle altre si sono dimostrate <strong>pessimiste</strong> riguardo la situazione economica della propria famiglia nel 2011 sono risultate quelle più avanti negli anni (oltre 54 anni), residenti per lo più nelle regioni del<strong> Sud Italia</strong>, con un basso titolo di studio.</p>
<p>E, tra i timori degli italiani per l’anno appena iniziato, si confermano le “paure” di sempre – in particolare l’incertezza verso il <strong>futuro</strong> (per il 53,3% delle famiglie), la <strong>salute</strong> (41,9%), le difficoltà a fronteggiare economicamente le proprie <strong>esigenze</strong> (32,6%) &#8211; quelle che oggi, a causa della crisi, hanno spesso a che fare con la serenità economica di molte famiglie, in particolare nelle regioni del Sud Italia.</p>
<p>Fonte immagine: Lasoracesira.blogspot.com</p>
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