martedì 1 dicembre 2009

Mercatini ambulanti, che passione!

Pubblicato da Gloria Soresi


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Espulsi dal lavoro dipendente, cresce l’esercito degli ambulanti anticrisi.  Nelle città sale la protesta e intanto gli abusivi aumentano. Nove miliardi l’anno di mancati incassi.

Poco meno di 100mila imprese a posteggio fisso contro le 60mila itineranti, per un totale complessivo, a novembre 2009, di 160.412 venditori, organizzati per la quasi totalità in ditte individuali e con un turn over di aperture e chiusure molto elevato.

È questa l’istantanea di un settore che rappresenta più di 1/5 del commercio al dettaglio nazionale e ha visto un’espansione record negli ultimi dieci anni. Secondo le ultime rilevazioni della Fiva-Confcommercio, la federazione dei venditori ambulanti, si è passati dalle 122mila unità del 1998 alle 162mila di dieci anni dopo, con una contrazione nel 2009 di poco più di 1800  imprese. Un dato, quest’ultimo, non particolarmente rilevante, riconducibile com’è alla saturazione dei posteggi fissi nelle aree di mercato nei centri urbani, oltre all’aumento esponenziale di postazioni abusive itineranti, a danno delle imprese regolarmente registrate presso le Camere di Commercio.

A più di dieci anni dall’entrata in vigore della legge Bersani sulle liberalizzazioni nel settore commerciale, l’eliminazione delle barriere d’ingresso ha fatto aumentare significativamente i numeri di un comparto che ha assorbito forza lavoro espulsa dal lavoro dipendente e riversatasi soprattutto nell’attività itinerante. In aumento pure gli extracomunitari titolari di imprese regolarmente registrate. L’esercito degli abusivi – secondo le stime della Fiva – composto da oltre 200mila soggetti (in pratica fino a 17 abusivi per ogni dieci aziende regolari) è il problema numero uno per la categoria, alle prese con un fenomeno che non conosce crisi e che vale circa 9 miliardi di euro all’anno di mancati incassi, con una perdita per l’erario di 3 miliardi di Iva inevasa e quasi 4 di imposte sul reddito non pagate: cioè più o meno le cifre di una Finanziaria.

Il commercio su aree pubbliche, in cui l’organizzazione dell’impresa è in funzione dello spazio disponibile e soprattutto della domanda del consumatore, è sinonimo di accentuata flessibilità aziendale e soprattutto di offerta merceologica. Quindi, assolve spesso la funzione di apertura del canale distributivo e di supplenza, quando la distribuzione moderna, per scelta strategica o per diseconomia, non arriva, come nella rete dei comuni minori.

L’impiego del personale è fortemente svincolato dalle logiche occupazionali e agganciato al nucleo familiare. Da registrare un calo di donne imprenditrici ambulanti che nel 2003 erano il 19%, percentuale che nel 2008 scende al 15,6, a conferma di una tendenza che vede il commercio rosa stabilizzato in sede fissa. I comparti privilegiati restano l’abbigliamento e il vestiario, mentre il settore in cui operano maggiormente le donne è quello della rivendita di fiori, mentre è scarsamente rappresentativa la percentuale di impresa rosa nella tipologia di commercio itinerante.

La contrazione delle ditte esercenti l’attività su posteggi fissi, in particolare nel settore dei prodotti alimentari, è la diretta conseguenza della saturazione delle aree mercatali e della crescente difficoltà nell’individuazione e assegnazione di nuovi posteggi. Cresce quindi la forma di imprese itinerante, che caratterizzerà il settore negli anni a venire.

Le due grandi tipologie di vendita, alimentare e non alimentare ( cui si aggiunge quella a merceologia indefinita o mista) riflettono, in termini di variazioni nei prodotti di vendita, anche le condizioni dei mercati e della “location” degli stessi.

Nel settore alimentare, rappresentato per il 76%  da quello in sede fissa, secondo le rilevazioni della Fiva c’è un calo di domanda di  ortofrutta e pesce da banco, mentre le richieste dei consumatori si concentrano sui prodotti locali, ovvero salumi e formaggi.

Per l’abbigliamento ( 54,5% a posteggio fisso) è in aumento la richiesta di prodotti tessili per la casa, mentre si registra un calo di vendita di maglieria, confezioni e biancheria. Per la tipologia di merci varie, dopo il boom degli abiti e oggetti usati, oggi le attenzioni dei frequentatori dei mercatini ambulanti e quelli di quartiere sono rivolte ai libri, ai giocattoli e alla chincaglieria. Aumentano, anche se modestamente, le vendite di piccoli elettrodomestici e articoli di ferramenta e bricolage. In calo profumi e fiori ( un segnale questo inequivocabile della crisi e delle nuove tendenze di consumo delle famiglie italiane).

[Fonte: Confcommercio.it]

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